• Perché esistono ed a cosa servono le banche centrali?

    Le banche europee, e la vigilanza sulle banche europee da parte della BCE, sono state in prima pagina nelle ultime settimane: anche se un fiume carsico aveva accompagnato la certificazione di un punto che rafforza notevolmente l’equilibrio fragile che tiene insieme euro, moneta unica e mercato unico europeo. Con l’Unione Bancaria, cioè la possibilità della Banca Centrale Europea di vigilare e monitorare le condizioni del sistema bancario europeo, si allarga al credito la sfera della moneta.

    Mario Draghi ha spiegato la relazione tra credito e moneta ad Harvard nel mese di ottobre: “Le implicazioni della decisione di realizzare un autentico mercato unico non si limitano alla creazione della moneta unica. Di per sé la moneta unica comporta conseguenze, la più pressante delle quali è l’unione bancaria. L’istituzione di un’unione bancaria è stata concordata dai capi di Stato o di governo europei e la sua graduale attuazione è già stata intrapresa, a iniziare dal meccanismo di sorveglianza unico. Il meccanismo, facente capo alla BCE, è stato di recente approvato dal Parlamento europeo. Confidiamo che entro gli inizi del 2015 entrerà in vigore un meccanismo di risoluzione unico. Per comprendere perché l’unione bancaria sia una conseguenza dell’unione monetaria giova ricordare che soltanto una quota esigua della moneta è “esterna”, ovvero una passività della banca centrale. La maggior parte della moneta utilizzata nell’economia è “interna”, ossia una passività delle banche commerciali. Affinché la moneta sia veramente unica in seno a un’area valutaria, deve realizzarsi la piena sostituibilità tra le sue diverse forme. Ciò significa che un euro in una banca di un qualsiasi paese dell’area dell’euro deve essere pienamente sostituibile con un euro in un altro paese membro. L’unico modo per creare questa condizione consiste nel rimuovere nel sistema bancario le differenze che possano determinare una frammentazione lungo i confini nazionali; ora, la differenza più importante risiede nel regime di vigilanza delle banche e di risoluzione delle relative crisi, qualora si presenti la necessità, da parte delle autorità nazionali. Stiamo quindi trasponendo queste funzioni al livello europeo, per far sì che la moneta unica trovi riscontro anche in un sistema bancario unico. E questo è coerente con la definizione positiva di sovranità che ho dato in precedenza: un’autentica unione bancaria può ispirare nei cittadini più fiducia verso la propria moneta rispetto ad approcci nazionali distinti. Inoltre, si produce una rilevante interazione positiva. Se da un lato esiste una concatenazione logica dal mercato unico alla moneta unica e all’unione bancaria, a sua volta l’unione bancaria favorisce il mercato unico. Un’eventuale frammentazione del sistema bancario compromette non solo l’unicità della moneta, ma anche la concorrenza; infatti, si verifica una dispersione dei tassi sui prestiti bancari fra i paesi, fenomeno al quale abbiamo assistito negli ultimi anni. A questo punto è necessaria una precisazione: non vi è in sé alcuna ragione per la quale un’impresa spagnola debba potersi indebitare esattamente allo stesso prezzo di un’impresa olandese. Se il contesto in cui operano le due imprese è diverso, ciò può ragionevolmente influenzare il loro rischio di credito e quindi il tasso al quale assumono un prestito. Ma in un mercato unico un’impresa spagnola dovrebbe potersi indebitare presso una banca spagnola allo stesso prezzo che applicherebbe una banca olandese. Se questa condizione non si verifica, se il premio per il rischio corrisposto da un cliente bancario in un paese non è idiosincratico ma sistemico, di fatto non vi è più un autentico mercato unico dei capitali. Il luogo in cui si risiede avrebbe importanza. Ed è proprio questa situazione che l’unione bancaria vuole ribaltare. In Europa una tale unione bancaria assume perfino maggiore rilevanza che negli Stati Uniti, perché il finanziamento esterno delle imprese è costituito per oltre due terzi da prestiti bancari. Per le piccole e medie imprese questa quota è addirittura più elevata. Per contro, negli Stati Uniti il ruolo delle banche nel finanziamento esterno delle imprese rappresenta solo circa un terzo, o persino meno. Pertanto, un’unione bancaria è cruciale anche per l’economia reale dell’area dell’euro”.

    Questa citazione può sembrare lunga ma riesce a concentrare in una sintesi molto efficace la relazione tra banche e banche centrali, tra stabilità finanziaria e crescita se si guarda alla dimensione macroeconomica e non alla relazione istituzionale tra banche e banche centrali.

    La moneta esogena sono le banconote che rappresentano il debito esterno della banca centrale verso il sistema economico servito da quella banca. La moneta endogena è il debito, espresso in euro, delle banche europee che appartengono al sistema. La base monetaria europea si esprime cross border rispetto ai confini nazionali dei singoli Stati ma il rischio, ed il rendimento, delle imprese che richiedono credito sarà sempre più convergente nei giudizi delle banche sulle imprese grazie alla vigilanza ed al monitoraggio della BCE sul sistema delle banche europee. Circostanza che eviterà la frammentazione nazionale dei canali creditizi che trasferiscono risorse dalla banca centrale alle imprese mediante i canali bancari nazionali. Ed un unico mercato bancario europeo sarà più efficiente sul terreno del credito e della finanza mentre la politica fiscale degli Stati nazionali dovrebbe rendere più efficace la offerta dei servizi alla popolazione e la redistribuzione dei redditi con una maggiore equità sociale.

    Consolidare il sistema dell’Unione Bancaria Europea significa dare uno scheletro più forte alla possibile crescita economica del mercato unico. La banca centrale ed il sistema bancario, di cui essa si occupa e sul quale vigila, in generale, e quindi anche nel caso europeo, genera, nelle sue relazioni reciproche, una superorganizzazione. Un sistema nel quale la banca centrale e le banche trovano un equilibrio più stabile e più controllato nel trasferimento del risparmio verso l’investimento.

    Un economista della Banca d’Italia, Curzio Giannini, scriveva in un suo volume del 2004 dedicato alle banche centrali: “la banca centrale, checché ne dicano i suoi detrattori, non ha bisogno di andare a caccia di nuove linee di attività. E’ il capitalismo che l’ha prodotta, ed è il capitalismo che la verrà ancora a cercare, dovesse ancora perdurare l’attuale ondata di infatuazione nei riguardi della capacità  auto regolatrici dei mercati finanziari … la banca centrale produce un bene impalpabile ma essenziale, come la fiducia, di cui il capitalismo, basato come è su una piramide di carta, quando non soltanto di poste elettroniche, ha un bisogno enorme”.

    La banca centrale, d’altra parte, nasce, e si sviluppa, in Svezia ed in Gran Bretagna, alla fine del 1600 mentre l’attività del banchiere e del mercante, che allarga la sua sfera di azione dal commercio alla finanza, si perdono nella notte dei secoli precedenti. Seguono nell’ottocento, e fino ai primi del novecento, altre banche centrali. La più adolescente delle quali è certamente la BCE. Senza la banca centrale, sia in uno Stato nazionale, che in un mercato unico al quale aderiscano molti Stati, non ci sarebbero le condizioni per tenere insieme la produzione e la creazione della ricchezza. Il triangolo tra salari, interessi e profitti sarebbe permanentemente squilibrato e questi squilibri finirebbero per trascinare nella crisi e nella recessione i mercati dei beni e dei servizi.

    C’è un’ultima ragione per sottolineare la singolarità della banca centrale ed è la singolarità della moneta: la moneta, quella contemporanea, che non ha un valore intrinseco, ma è un bene pubblico alimentato dalla fiducia di chi la utilizza, è quello che fa e non quello che è. Se la moneta fosse oro od argento, od altro del quale si possa dire che abbia un valore intrinseco, sarebbe come le altre merci e servizi mentre essa è quello che fa: il metro del valore, l’equivalente generale degli scambi ed un fondo di valore. Ed anche la banca centrale è quello che fa: essendo indipendente nei comportamenti e dovendo governare sia la stabilità dei prezzi che quella dei mercati e degli intermediari finanziari.

    Quale sarà il futuro delle banche centrali, e quale potrebbe essere il futuro della Bce, è un tema dall’orizzonte abbastanza vasto. Oltre il picco di attenzione della Unione Bancaria Europea, nelle ultime settimane, sono emersi giudizi singolari anche sulla Banca d’Italia, che è una parte significativa della BCE secondo l’attuale ordinamento consortile tra le banche centrali dei paesi che adottano l’euro come moneta. Giudizi singolari e relativi alla trasformazione del valore delle quote del capitale della banca, detenute dalle banche commerciali. Una tempesta inutile, e non richiesta, considerando che la Banca d’Italia, come ogni banca centrale, non può essere assimilata all’architettura delle società per azioni, se non per comodità tecnica nell’articolazione del suo funzionamento. Non è una impresa che produca reddito e valore aggiunto così come le banche non sono perfettamente omogenee alla natura delle imprese: governando processi di trasferimento del risparmio e dell’investimento, moneta e titoli che a loro volta sono la base del finanziamento della produzione e dei suoi effetti sulla crescita reale del sistema. Discutere delle banche centrali sul terreno della contabilità e del diritto commerciale non sembra la cosa migliore da fare, se non per la tecnicalità, in senso stretto, che quelle discipline e quei metodi offrono, per nostra fortuna ed utilità. Del resto, proprio nel documento in cui si imposta, da parte della Banca d’Italia, la natura della trasformazione delle sue quote, sono esposti in prima pagina i motivi di quella scelta: i processi di concentrazione bancaria hanno aumentato il peso delle banche che hanno partecipato a quei processi di concentrazione e si deve evitare l’ “erronea percezione” che il governo della banca centrale venga assunto dalle banche di grandi dimensioni; bisogna evitare che una legge, promulgata nel 2005, possa trasferire il controllo della banca centrale allo Stato, nazionalizzarla sarebbe una strana soluzione per chi crede che la banca debba essere autonoma ed indipendente nel governo delle proprie azioni, ancorché sia definita la missione che ad essa viene affidata; la necessità di separare la dimensione economica dei dividendi assegnati ai “soci”, che non hanno il controllo del governo della banca, da quella parte dei dividendi che, essendo frutto del signoraggio sulla moneta, che è una funzione pubblica,  non devono essere assorbiti dai partecipanti al capitale. Circostanza già affermata in molte altre banche centrali.

    Insomma, sembra strano, ma la ricerca di congiure occulte toglie molto spazio, nella comunicazione economica, ai tentativi di capire come si possa migliorare la qualità delle istituzioni, e dei comportamenti, che in quelle istituzioni trovano lo spazio per agire. Le funzioni, come l’uso della moneta o la necessità di risparmiare per investire, sono basiche e restano stabili nel tempo. Le istituzioni con cui quelle funzioni possono essere articolate e migliorate sono la misura della conoscenza e della capacità di una civiltà. Di questo varrebbe la pena parlare e non di complotti e congiure che riducono a noise (rumore che disturba l’ambiente e soffoca le voci) la gran parte dello spazio utile per la comunicazione e lo scambio delle opinioni.

    Links Utili

    http://www.bancaditalia.it/interventi/integov/2013/aud_gov_121213/Visco_aud_12.12.13.pdf

    Senato della Repubblica

    6a  Commissione (Finanze e Tesoro)

    Indagine conoscitiva per l’istruttoria legislativa sul disegno di legge n. 1188

    Audizione del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco

    con riferimento alle norme relative al capitale della Banca d’Italia

    Roma, 12 dicembre 2013

     

    http://blog.rubbettinoeditore.it/massimo-lo-cicero/2013/11/14/il-superorganismo-e-la-resilienza-la-banca-centrale-e-le-banche-italiane/ 

    Il superorganismo e la resilienza: la banca centrale e le banche italiane

    Massimo Lo Cicero

     

    http://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2013/html/sp131216.en.html 

    Hearing at the Committee on Economic and Monetary Affairs of the European Parliament, Introductory statement by Mario Draghi, President of the ECB,
    Brussels, 16 December 2013

     

    http://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2013/html/sp131009_1.it.html 

    L’Europa alla ricerca di “un’Unione più perfetta”

    Malcolm Wiener Lecture tenuta da Mario Draghi, Presidente della BCE,
    presso la Harvard Kennedy School,
    Cambridge, 9 ottobre 2013

     

    http://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2013/html/sp131210.en.html 

    Money and monetary institutions after the crisis

    Speech by Mario Draghi, President of the ECB,
    at the conference organised by Banca d’Italia in memory of Curzio Giannini,
    Rome, 10 December 2013

     

    http://www.amazon.co.uk/centrali-governo-fiduciaria-prospettiva-istituzionalista/dp/8815101454/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1387493223&sr=1-1&keywords=curzio+giannini+l%27et%C3%A0+delle+banche+centrali+il+mulino

    Curzio Giannini, L’età delle banche centrali. Forme e governo della moneta fiduciaria in una prospettiva istituzionalista, il Mulino 2004