• De bello gallico

    Molti nemici molto onore, si diceva nel Ventennio. I nemici, continuiamo ad andarceli a cercare persino nella casa comune europea, nella quale  si rischia, non l’eroica tenzone, quanto un mesto isolamento.

    Sintomatica è la vicenda di Sandro Gozi, già sottosegretario per gli affari europei nei Governi Letta e Gentiloni. Un incarico di cui il nuovo governo ha ritenuto di poter fare a meno. Con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti, a Bruxelles piuttosto che in Italia, dove la politica estera rimane a far da Cenerentola.

    Ma, siccome l’Europa è uno spazio aperto, anche politicamente, a Parigi hanno ritenuto utile valersi della consulenza di un convinto europeista che, indipendentemente dalla sua nazionalità, dispone di una sensibilità diversa, utilmente complementare alla tradizione gallica. Che al vertice di Sciences Po, operi un altro italiano, può essere stato un buon viatico.

    Che, all’Eliseo, si sia aggiunto anche il gusto della provocazione, per il tradimento dell’indole europeista dell’Italia post-bellica, e per le insistenti punture di spillo del governo giallo-verde, non si può escludere. Anzi è plausibile. Ma parlare di tradimento è assurdo, contrario ad ogni logica più meditata. (Dal volgo, persino il conferimento della Legion d’Onore viene ormai considerato, non più come riconoscimento di benemerenze acquisite nei rapporti reciproci, bensì come marchio d’infamia).

    La reazione dei benpensanti nostrani, di ogni estrazione politica, dimostra lo stato di degrado della politica nazionale. Un coro unanime si è levato contro Gozi, accusato di connivenza con il nemico, quando non anche accomunato alle iniziative di Salvini a Mosca.

    In tutto questo, non riusciamo a trovare un candidato da proporre quale componente della prossima Commissione. Incuranti del fatto che dovrà trattarsi di persona che possa validamente farsi difensore degli interessi europei, piuttosto che di quelli rigorosamente nazionali. Accomunandoli invece, come si converrebbe.

    Continuiamo a scavarci una buca di presunzione e risentimento nei confronti di quella che in questo dopoguerra è stata la nostra famiglia. Ci vorranno degli anni per risalirne la china.