• L’epidemia circense

    Lombroso ne trarrebbe una conferma delle sue teorie: Johnson si affianca a Trump, anche fisionomicamente, nei tratti deliberatamente eccentrici, iconoclasti nelle forme e nella sostanza di quella politica ‘alta’, elaborata, ragionata. Le opinioni pubbliche, disorientate, si distraggono allo spettacolo di una politica interna ed estera al più basso, farsesco, comune denominatore.

    Un segno dei tempi, nelle nazioni occidentali, quello in cui i governanti abbassano l’asticella, affidandosi all’improvvisazione, alla demagogia, alla provocante spettacolarizzazioni. A trascinare le folle non è più, nel bene o nel male, il leader carismatico, bensì la rete dei ‘social’, che tutto banalizza e omogenizza. In un bazar di slogan, di sondaggi e di ‘talk show’ televisivi. Che travolgono qualsiasi analisi approfondita dei temi esistenziali del momento.

    Particolarmente preoccupante è che ciò avvenga non più soltanto in Italia (lontani sono i tempi in cui l’Economist sbatteva Berlusconi in copertina, con la dicitura ‘indegno di governare’), ma ormai anche nel mondo anglosassone, patria del liberalismo e della democrazia parlamentare. Che si distanzia dal ruolo, rispettivamente di bilanciere e di collante, che l’Inghilterra e l’America hanno svolto per decenni nei confronti dell’Europa continentale. Privando soprattutto l’Italia della contro-assicurazione di cui si è ricorrentemente avvalsa, per puntellare la propria influenza a Bruxelles.

    A casa nostra, per salvare il salvabile, è il Presidente della Repubblica che deve ricordare l’essenzialità del legame con l’Europa e la NATO, e dare manforte ad un Primo Ministro stordito dalla cacofonia dei suoi dioscuri litigiosi, che inciampano ormai l’uno nell’altro, lesionando la nostra immagine all’estero. Incuranti di ogni necessaria coerenza almeno verbale, se non politica: l’uno vantandosi di aver disertato una riunione convocata da Macron per affrontare la questione immigratoria di nostro preminente interesse, e l’altro accusandolo di fare, con la TAV, ‘un regalo a Macron’! Gli assenti, ammonisce quest’ultimo, hanno sempre torto.

    Dice bene il nostro Presidente della Repubblica, estremo ridotto della sanità nazionale: “i paesi europei si distinguono fra i piccoli e chi non ha capito di esserlo”. Lo stato confusionale nel quale siamo finiti è il risultato della politica circense inaugurata, malauguratamente, con la ‘seconda repubblica’.

    Se potessimo almeno servire da ammonimento a Washington e Londra!