• Il migliore dei mondi…

    La sistemazione dei rapporti intereuropei rappresenta, lo sappiamo, l’indispensabile precondizione per la ricomposizione dell’intero sistema internazionale. Si vanno invece moltiplicando gli indizi del diffondersi di un ‘modus vivendi’, di un’accettazione occidentale dello status quo, fatti di miope indifferenza.

    Eppure, vi è stato un momento in cui avevamo scommesso sulla reintegrazione della famiglia europea troppo a lungo divisa e traumatizzata. Convinti di poter finalmente riesumare i processi di riconciliazione avviati nell’immediato dopoguerra, che la Guerra fredda aveva subito bloccato. Il processo di Helsinki ne aveva fissato i parametri, l’accoglienza nelle istituzioni occidentali ne costituirono la logica espressione.

    Così non è stato: dopo il liberatorio 9/11 della caduta del Muro, l’Europa e l’Occidente si sono trovati a dover fare i conti con i traumi del 11/9 delle Torri di New York e della crisi finanziaria del 2008. Invece di poter continuare a vivere di rendita, l’Europa si trova oggi, peggio che in passato, stretta nella morsa fra una Russia che ha ripreso a minarne le fondamenta e un’America che si dichiara non più disposta a proteggerla. In un’atmosfera di generalizzata incoscienza dei nostri elettorati e, nella loro scia, dei nostri politici che, sempre più introversi, difendono sovranità nazionali sempre più insignificanti.

    Non si parla più di reintegrazione continentale, in una rassegnata coesistenza fra fratelli che rimangono separati. L’Ucraina, la Moldavia, la Georgia avrebbero voluto far parte anch’esse, in qualche modo, delle organizzazioni euro-atlantiche e paneuropee. Appesantite dai precedenti allargamenti, quest’ultime non appaiono però più disposte, o in grado, ad accoglierle. Inducendole a tornare, rassegnate, nell’orbita russa. Venendo a patti con Mosca, invece che al contempo con Bruxelles e Mosca, come sarebbe più logico e vitale per tutti. In una riedizione, forse edulcorata ma pur sempre patologica, di quelle zone di influenza che hanno caratterizzato il sistema bipolare.

    In definitiva, non è cambiato molto: meglio rossi che morti, si diceva allora; chi se ne importa, si preferisce dire oggi. In un’Europa e un’Italia che vanno apparentemente perdendo ogni dignità politica. Al cospetto di un mondo che va avanti, o indietro, senza di noi.