• I fondamentali

    Quel che resta dell’Occidente si è riunito sulle due rive della Manica, per commemorare lo sbarco in Normandia. Putin, questa volta assente, ha scelto di contrapporvi, a San Pietroburgo, un ‘patto strategico’ con Xi; una esternazione teatrale, gratuita, espressione dell’attuale disorientamento della Russia. L’Europa, dal canto suo, appare ancora e sempre interdetta sul da farsi.

    Eppure le elezioni parlamentari europee, pur penalizzando le formazioni politiche ‘popolari’ e ‘socialiste’, hanno tenuto a bada (isolato?) il pericolo ‘sovranista’. Ne è risultata piuttosto l‘onda ‘verde’ dei vari partiti ‘ambientalisti’ (quanti virgolettati!), transnazionali, implicitamente federalisti, pragmatici, non pregiudizialmente pacifisti. Che, invece del nostri pentastellati, eredi semmai dei nostri radicali, possono pretendere di incarnare una nuova sinistra.

    Che testimoniano comunque l’emersione di un elettorato giovanile, rappresentato dall’adolescenza di Greta, liberatosi dalla morsa dei vecchi partiti di marca ideologica, pragmatico, non più pregiudizialmente pacifista. E pertanto di implicita, forse inconsapevole, ispirazione liberale. Un sorprendente segno di vitalità, che lascia ben sperare per il futuro di un’Europa infiacchita e distratta. Che potrebbe essere tornata alla casella di partenza, introspettiva, non più fortezza. A ruoli invertiti rispetto all’America trumpiana.

    Nell’attuale momento di frammentazione della ‘casa comune’, con la Brexit in corso e i nazionalisti sulle barricate, parrebbe pertanto possibile ai suoi ‘fondamentali’. Chiamando a raccolta i paesi che si riconoscono nelle ragioni dei ‘fondatori’. Riesumando non soltanto quelle di ordine economico, da razionalizzare, ma anche quella ‘finalità politica’ che le circostanze internazionali hanno a lungo tenuto in disparte.

    Anche questa volta, l’impulso necessario non potrà essere generato dal basso, da tornate elettorali o referendarie, ma dipenderà dall’impulso dei paesi più convinti della necessità di riprendere il cammino troppo a lungo interrotto.

    La Francia di Macron ha più volte detto di volersi porre alla testa di un tale risveglio, enfatizzando la necessità di dar vita ad una ‘sovranità europea’. Vi è da ritenere che la Germania, sempre esitante a proporsi come leader per i condizionamenti della sua Costituzione federale, oltre che del suo governo di coalizione, ma pur sempre fermamente europeista, vi si affiancherà, nell’utile complementarietà dei due regimi. Altrettanto dovrebbe potersi dire del Regno Unito che, nonostante tutto, quanto meno in materia di sicurezza, rimane nell’orbita dell’Europa piuttosto che dell’incostante America di Trump. Gli altri fra i Ventotto dovranno commisurarvisi. Un’Unione tornata al suo ‘nucleo duro’ acquisterà in credibilità politica quel che avrà perduto in consistenza numerica. Specie in materia di sicurezza, infatti, quel che conterà e potrà farsi meglio valere sarà la determinazione di alcuni piuttosto che l’armata Brancaleone di tutti.

    E’ ormai anche in termini di politica estera che si tratterà di proporre, non la forza militare, che l’Unione europea, non avendola nei suoi geni, non potrà mai vantare, bensì la forza di attrazione del liberalismo politico al quale da sempre si attiene, etichettandola in termini di ‘multilateralismo efficace’. Ormai evidente a tutti, al giorno d’oggi, è quanto dall’Europa dipenda la sopravvivenza dell’intero sistema multilaterale, abbandonato com’è dalla defezione dell’America di Trump e dalla contestazione russo-cinese. Anche se continuiamo a trattarle ambedue come delle sceneggiate, Machiavelli e Hegel si stanno rivoltando nelle loro tombe.

    E’ in tale prospettiva che l’Italia, impantanata nei suoi soliti patemi d’animo, deve invece urgentemente posizionarsi. Non soltanto ad evitare le procedure di infrazione, ma soprattutto, in una visione di più lunga durata, né solamente in funzione dell’esigenza di essere degnamente rappresentati negli organi direttivi dell’Unione. Ne va del nostro indice di gradimento complessivo. I nostri fondamentali, dei quali inutilmente tanto ci vantiamo, continuano a determinarsi all’estero, non in casa nostra.