• Gli assenti hanno sempre torto

    Dove si è rintanato il Ministro degli Esteri? Che, in campagna elettorale dal momento della formazione di un governo palesemente schizofrenico, i nostri Vice-ministri si arroghino il diritto di esprimersi al difuori delle loro competenze istituzionali è già un elemento di distorsione dell’immagine che presentiamo all’estero. Della quale la Farnesina dovrebbe però fungere da massima tutrice. In altri passati tormenti interni, è sempre riuscita a salvare il salvabile. Eppure questa volta, passivamente, tace.

    Siamo riusciti a far richiamare l’Ambasciatore francese (anche se il Presidente Macron ha poi detto di non volersi lasciar coinvolgere in ‘polemiche da cortile’); siamo diventati l’asino fra i suoni in Libia (nonostante  la funzione di leadership che le Nazioni Unite e gli tati Uniti ci avevano accordato); sulla situazione in Venezuela e nei confronti della Cina ci siamo dissociati dall’atteggiamento dei nostri partner europei; nei confronti della Russia, dopo averne difeso le pretese, ci siamo accucciati.

    Alla neonata Italia, Visconti Venosta raccomandava “indipendenti sempre, isolati mai”. Una raccomandazione alla quale, agli albori della Repubblica, sia pure a fatica, i nostri padri costituenti si attennero rigorosamente. In questa sgangherata ‘seconda repubblica’, siamo riusciti a gettare alle ortiche il collante esterno, europeo e atlantico, invece di dimostrarcene animatori nei momenti di difficoltà, come abbiamo fatto ricorrentemente, da Messina, a Roma, a Milano.

    Rinnegando l’eredità di Spinelli, De Gasperi, Einaudi, Gaetano Martino, Craxi, l’Italia contravviene al suo più essenziale interesse nazionale, consistente nell’assicurarsi un consistente aggancio internazionale. Da euro-federalisti, siamo diventati euro-scettici, persino euro-fobici! Riversando su Bruxelles colpe che sono principalmente nostre. Lo ‘spread,’ che dichiariamo ‘ingiustificato’, non mente né perdona. La nostra credibilità politica neppure

    Alle elezioni al Parlamento europeo, ci presentiamo malconci, irriconoscibili, irilevanti.  Poco comprensibili all’estero lo siamo sempre stati, ma questa volta ci siamo irresponsabilmente autoemarginati. Dimentichi del fatto che gli assenti hanno sempre torto.

    Il nostro futuro è gravemente a rischio. A meno che un sussulto di orgoglio torni a percorrere una nazione che, parafrasando quel che diceva Bernard Shaw della musica di Wagner, “è molto meglio di quel che sembra”.