• Intenzioni e risultati

    Tornato dopo quattro mesi dii ‘sabbatico’ all’estero, scopro che in patria non è cambiato nulla, se non in peggio. Specie in politica estera, settore da noi da sempre alquanto confuso e precario. Ma, prima di riprendere le mie solite geremiadi, ammesso che interessino qualcuno, vorrei rivolgere il pensiero a uno, fra i più pittoreschi, dei personaggi di ‘come eravamo’. Rievocando la comparsa al Ministero degli esteri dell’appena scomparso Gianni De Michelis.
    La sua intelligenza, la sua fervida immaginazione, fuori dalle costrizioni della partitocrazia, sono fuori discussione, così come la necessità, allora come ora, di innovare una politica estera diventata alquanto stantìa. Era il 1989, l’anno della caduta del Muro. Arrivò alla Farnesina, nell’ennesimo Governo Andreotti, circondato da una schiera di giovani assistenti (specie femminili) che collocò fisicamente a fianco dei principali Direttori Generali e Capi Ufficio, del cui spirito collaborativo dimostrava di non fidarsi un gran che. Allo scopo evidente di svecchiare l’amministrazione dai suoi antichi riflessi condizionati ‘diccì’. Intenzione forse comprensibile per un Partito Socialista arrivato a rilevanti responsabilità di governo dopo tanti anni di anticamera, ma che non poteva non mortificare una professione della quale avrebbe dovuto semmai pretendere consiglio e comprensione.
    In pratica, quel che accadde fu il distacco fra le sue buone intenzioni ed utili invenzioni in campo internazionale (la solidarietà ‘pentagonale’ nei confronti dei Balcani in disfacimento, le aperture alla Cina in ascesa, al Mediterraneo in stato confusionale, all’Europa orientale emersa dalle nebbie sovietiche, alla neo-rinata Russia nell’ambito paneuropeo della CSCE) e il necessario coinvolgimento della rete diplomatica nel costruirne le premesse e tesserne i collegamenti necessari. Un personalismo che aveva afflitto la Farnesina anche con Andreotti, ma che De Michelis ostentò.
    Con le conseguenze che si sono prolungate fino ai giorni nostri, nell’evidente emarginazione di una funzione, quella diplomatica, essenziale alla visibilità e credibilità di ogni nazione che si rispetti.
    Il seguito alla prossima puntata.