• La strettoia di Kerch

    La Russia non si è fatta scrupoli nello scuoterci dal torpore nel quale avevamo avvolto il suo comportamento in Ucraina. Con un’operazione non più mascherata come incidente casuale, bensì drammatizzato alla luce del sole, ha lanciato l’ennesima sfida all’intera comunità internazionale.
    L’annessione della penisola di Crimea ha violato ogni norma internazionale, oltre all’impegno di rispettare l’integrità territoriale ucraina, preso al momento della rimozione dell’arsenale nucleare dislocato sul suo territorio. La costruzione del ponte di Kerch, necessario cordone ombelicale, non può ora comportare l’interdizione a suo piacimento del transito nello stretto. Stabilendo il suo controllo sulla navigazione nell’intero mare interno di Azov, con il conseguente strangolamento dell’intera costa orientale dell’Ucraina.
    Ancora una volta, come dieci anni fa in Georgia, Mosca dice di aver reagito ad una provocazione, quando si è trattato semmai di un sfida di Kiev all’ennesima prevaricazione russa. L’imputazione all’ucraino Poroscenko di aver voluto avvalersene per consolidare il suo prestigio in previsione delle prossime elezioni può rivolgersi allo stesso Putin, che di elezioni non ha da preoccuparsi ma il cui consenso interno sta scemando.
    La NATO, che alcuni continuano ad additare come minacciosa organizzazione militare, non può far altro che stare ancora una volta a guardare, come nel 2008 in Georgia, come nel 2014 nel Donbas e in Crimea. Alle solite Francia e Germania l’Europa affida il compito di interpellare Putin, proponendo il coinvolgimento dell’OSCE, che Putin ha rinnegato come incastellatura per la reintegrazione paneuropea. La Cina tace ma non può non dolersene, per le ripercussioni che la questione può avere sul suo comportamento all’altro capo del mondo, nelle acque antistanti gli Stretti di Malacca.
    Sfuma per ora l’ipotesi, caldeggiata da alcuni, di riconsiderare le sanzioni alla Russia, il che non impedirà di continuare ad incontrare e dialogare con Putin, senza che ne traspaia alcun obiettivo o concreto esito. Putin si presenterà imperterrito all’imminente riunione del G20. Inconsapevole del fatto che la sua arroganza conduce al progressivo isolamento di una nazione che vorrebbe invece riproporre al proscenio internazionale.
    I rischi per la stabilità internazionale non mancano, ma l’ostinato comportamento dell’autocrate del Cremlino non fornisce alla comunità delle nazioni alcun appiglio per provvedere a scongiurarli.