• In Memoriam di una diplomazia

    Uno degli ultimi ‘grandi’ della diplomazia italiana se ne è andato, alla veneranda età di novant’anni.
    Luigi Vittorio Ferraris sfuggiva agli stereotipi che continuano a sminuire l’essenziale funzione delle ‘feluche’. L’abito infatti non fa il monaco, nemmeno quando il ruolo da svolgere è di valorizzare gli interessi nazionali, colmando le lacune e sanando le contraddizioni di una politica interna disordinata e rissosa. Servitore dello Stato di origini famigliari piemontesi, Ferraris univa il rigore dell’atteggiamento esteriore ad un’apertura mentale degna di miglior causa. Proiettandosi oltre le sempre scarne istruzioni ricevute, ci metteva sempre ‘del suo’.
    La sua ‘esuberanza’ intellettuale e civica fu dimostrata anche dal fatto che, negli interstizi dell’attività professionale, si impegnò nella formazione delle giovani generazioni, coinvolgendo i suoi collaboratori e studenti nella redazione dei suoi libri ed altri scritti, fra i quali le “Testimonianze del negoziato di Helsinki” (CEDAM, 1977) e il “Manuale della Politica estera italiana, 1947-1993” (Laterza, 1998).
    Posto a capo della delegazione italiana ai negoziati che risulteranno negli accordi di Helsinki del 1975, egli si adoperò, affiancato soltanto dalla Santa Sede e dalla Svizzera!, nell’indifferenza degli altri, per inserirvi la dimensione umana della sicurezza, quel ‘terzo cesto’ che condurrà alla graduale erosione e poi al crollo del Muro di Berlino.
    Nominato poi Ambasciatore a Bonn, si dedicò con particolare impegno personale per sviluppare quelle consonanze e solidarietà politiche bilaterali che dovrebbero accomunare le due nazioni ultime arrivate nel consesso internazionale; un patrimonio che –i fatti lo dimostrano- è poi andato disperso.
    Per molti, Ferraris è stato un esempio di vita, oltre che professionale, uno stimolo a mettere le doti personali al servizio dello Stato. Molti lo consideravano invece un estraneo nei meandri della nostra politica estera, sempre più sterilmente burocratizzata. Cosa di cui era consapevole e, sornione, andava fiero.
    Significativamente, la sua morte è stata segnalata dalla ‘Frankfurter Allgemeine Zeitung’ con un breve necrologio elogiativo, corredato da fotografia. La stampa italiana, in altre faccende altrimenti affaccendata, non ha saputo fare altrettanto.