• Un cammino solitario e ininfluente

    I due binari lungo i quali ha viaggiato la politica estera italiana in questo dopoguerra sono stati, in ordine cronologico (e logico), l’Alleanza atlantica e la Comunità europea. Delle quali siamo stati persino membri fondatori, nella convinzione che aggregarci agli altri sarebbe stato il modo più rapido per uscire dal fossato nel quale eravamo finiti nel Ventennio.
    Due stampelle diverse ma complementari, sono stati finora i rapporti con Washington e Bruxelles, essenziali per sostenere la nostra rigenerazione economica e politica. Negli anni, ogni volta che le cose si complicavano in Europa, era a Washington che ci rivolgevamo per recuperare influenza e dignità. I nostri due riferimenti esterni hanno ora perso la loro originaria funzione, ma è pur sempre rispetto ad essi che dobbiamo definirci. Non potendosi più collocare nelle loro scie, passivamente, l’Italia deve oggi proporsi proattivamente, per poter tutelare tanto i propri interessi quanto di quelli di un Occidente che dovrebbe ritrovare la funzione propulsiva che ha svolto per secoli.
    Ci troviamo invece in balia delle sollecitazioni di chi rinnega il passato, minando il processo europeo alle fondamenta, che si tratti del sulfureo Bannon o del subdolo Putin. Invece di intensificare le consultazioni con i nostri storici compagni di viaggio a Washington e Bruxelles, è a Mosca che il nostro governo ‘del cambiamento’ si rivolge: con Salvini che (a che titolo?) dichiara di trovarvisi ‘a casa propria,’ e di volersi opporre al rinnovo delle sanzioni; e con lo stesso Primo Ministro, alla ricerca, non di sostegno in materia di ‘spread’ (ha detto), bensì di partecipazione alla conferenza sulla Libia . Convocata, quest’ultima, in voluta contrapposizione alle iniziative della Francia (con la quale litighiamo sul confine di Claviere!). Altrettanto disordinati appaiono i tentativi di recupero della nostra influenza in Africa: in Etiopia ed Eritrea, in Tunisia. Sempre più solitari, fuori dalle strade da tempo battute.
    Rivelatore è come i Ministri responsabili dei rapporti con l’estero (Tria, Moavero, Savona, Trenta), tutti di estrazione non politica, siano palesemente abbandonati a se stessi. A dimostrazione del fatto che i due contraenti di governo non dispongono di proprie convinzioni o programmi in proposito. Senza peraltro sottrarsi alla presunzione di avere la loro da dire. Incuranti del senso di confusione, di improvvisazione, che diffondono. Rendendoci inaffidabili non soltanto ai nostri partner istituzionali, ma persino agli altri interlocutori che andiamo blandendo. Lasciando il nostro vascello in balia di un mare per molti versi tempestoso.