• La bestemmia

    Proiettato verso le elezioni europee dell’anno prossimo dalle quale pensa di poter ricavare dei vantaggi anche a fini interni (e poi?), uno dei nostri due Vice-Premier, imperversando su materie che non sono di sua stretta competenza istituzionale, bestemmia.
    Non si può qualificare altrimenti la sua lapidaria affermazione che “l’Europa ci ha impoverito” e che, di quel che dicono a Bruxelles, “me ne frego”. Terminologia che credevamo sepolta con il Ventennio! L’altro Dioscuro, al proscenio di un governo palesemente squinternato, insiste che i funzionari internazionali di Bruxelles “non sono stati eletti”, presumendo di poter instaurare la ‘democrazia diretta’ anche nelle organizzazioni internazionali, il cui compito è proprio quello di vivere di vita propria, a complemento e consolidamento delle politica nazionali.
    All’estero i nostri partner, più che spaventati, sono esterrefatti; i nostri antagonisti, invece, compiaciuti. L’Italia, che dell’Europa è stata la più convinta assertrice, sta voltando le spalle al proprio passato, alla stessa identità fondante della Repubblica.
    Nell’esortare il Parlamento a ratificare il pur deludente Trattato di pace, il liberale Einaudi, affermato economista, argomentava che “la sola speranza di salvare noi e gli altri sta nel farci, noi prima degli altri, e se necessario noi soli, portatori di un’idea più alta di quella degli altri”. Aggiungendo profeticamente:” Se non non sapremo farci portatori di un ideale umano e moderno nell’Europa d’oggi, smarrita e incerta sulla via da percorrere, noi siamo perduti e con noi è perduta l’Europa … Forse è utopia, ma ormai la scelta è soltanto fra l’utopia e la legge della giungla”. Un monito tornato inaspettatamente di piena attualità.
    Ancora una volta, come altre volte in passato, ma ormai apertamente, grottescamente, le due componenti di un governo dichiaratosi ‘di cambiamento’ giocano non per acquistare maggior credito all’estero, bensì per ottenere consensi interni, nell’afasia dei partiti tradizionali. I pentastellati puntano ad occupare lo spazio a sinistra, la Lega (non più “Nord”) a destra. Ma che ciò accada ‘a strappo’, invece che in modo compiutamente argomentato, imputando le nostre manchevolezze all’Europa, in una ostentazione di irresponsabilità, conferma l’eterna adolescenza nella quale il nostro elettorato è stato sinora cullato. E dalla quale più non si vede chi, e come, potrebbe estrarlo.
    George Bernard Shaw diceva che ‘la musica di Wagner è molto meglio di quanto sembra’. Del medesimo avviso, rispetto alla politica interna italiana, erano sempre stati finora gli osservatori esterni. Una benevolenza sulla quale non possiamo più contare