• Una risata ci seppellirà

    L’annuale Assemblea Generale delle Nazioni Unite è la solita passerella sullo stato del mondo, comprendente una miriade di attori, statuali e non, inclusi l’isola di Tonga e il Lussemburgo, che compongono l’odierna società internazionale, eterogenea ma democratizzata come non mai.
    Ideale “crogiuolo dell’opinione organizzata dell’umanità”, come un secolo fa Wilson disse della Società delle Nazioni, prima versione di quel sistema di sicurezza collettiva, o meglio collaborativa, fondato sull’internazionalismo liberale, in opposizione al logoro equilibrio di potenze. Un’impresa che tarda ancora a consolidarsi. Trovandosi invece oggi a contendere con i tanti, diversi, rigurgiti nazionalisti.
    Che conducono alle diffuse accuse di patetica inutilità rivolte all’intero sistema delle organizzazioni internazionali, dall’ONU all’Unione europea, ai G7 e G20, invece che evidenziare la persistente indisponibilità degli Stati a servirsene efficacemente per puntellare la loro stessa sovranità. Inutili kermesse, dicono i media, indifferenti e distratti dalla generale confusione. Irrilevanti, secondo alcuni, sarebbero diventati gli stessi parlamenti nazionali, la cui funzione sarebbe ormai spazzata via dalle tante forme di democrazia diretta, digitale piuttosto che rousseauiana.
    E’ proprio quest’ultima degenerazione, fautrice di anacronistici, autolesionistici autoritarismi, che le occasioni di confronto e di potenziale dialogo programmatico nelle sedi multilaterali dovrebbero essere incaricate di scongiurare.
    La risata che ha sommerso la tronfia autoesaltazione di Trump, l’applauso corale che ha accolto l’appassionata retorica di Macron, la rispettosa attenzione alle considerazioni della Merkel, il silenzio distratto riservato al nostro Primo Ministro, l’irrilevanza dei discorsi dei rappresentanti russo e cinese (nella significativa assenza di Putin e Xi), le considerazioni pratiche espresse dai più piccoli, hanno rappresentato altrettante dimostrazioni dell’utilità di quello che avrebbe voluto essere il “Parlamento dell’Umanità”. Che fatica a riemergere dagli strascichi di una guerra fredda che tarda a scongelarsi.
    L’aver lanciato accuse a destra o a manca anche all’annuale sessione di New York non esautorerà comunque ognuno dal dover tornare a fare i propri compiti a casa. Tenendo, si spera, debito conto dell’atteggiamento degli altri, che si tratti di Stati, organismi internazionali o mercati finanziari. Dai quali dobbiamo temere, non l’ostilità, bensì lo scherno. Trump docet.