• L’inconsapevole rovesciamento delle alleanze

    In Europa, la fine del confronto bipolare, invece della soddisfazione per l’allargarsi del ‘mondo libero’, ha immediatamente prodotto un accentuato anti-americanismo, di estrazione non più ideologica bensì genericamente irenica. L’inaspettata conseguenza è stata una diffusa irritazione nei confronti di Washington per l’asserito affermarsi di un suo unipolarismo, arrogante, assertivo, che ne dimostrerebbe l’istinto prevaricatore.
    Nelle vicende afghane, irachene, ucraine, persino in quelle mediorientali, si è trovato argomento per imputare all’America dirette responsabilità o, al contrario, colpevoli inadempienze. Finché l’arrivo di Trump ha spiazzato tutti, confondendo tutto. Ma, da noi, dove gli antichi virus tardano ad essere debellati, i preconcetti anti-americani ne prescindono.
    Ne consegue anche l’accondiscendenza nei confronti del comportamento di Putin in Ucraina, Crimea, Siria, Libia, e la sottovalutazione delle sue interferenze nei nostri stessi processi elettorali. La nostra persistente contrarietà al rinnovo delle sanzioni che ne sono risultate si avvale persino dei ragionamenti contorti di chi, per esperienza e competenza professionale, dovrebbe invece illustrarne le ragioni giuridiche e politiche.
    Altrettanto significativi sono gli strali da noi rivolti a Bruxelles, altro bersaglio delle intenzioni del Cremlino, cui si associa anche l’altro dei nostri Vice Primi ministri nell’ammonire che “gli attuali commissari saranno spazzati via a seguito delle elezioni dell’anno prossimo per il Parlamento europeo”. Una dichiarazione di guerra in piena regola, che può affiancarci all’ungherese Orban, ma ci esclude dalle solidarietà che vorremmo ottenere e dall’influenza che vorremmo esercitare.
    Un rovesciamento delle alleanze che dovremmo considerare inconsapevole, dovuto a confusione mentale, non deliberatamente iconoclasta del nostro passato europeista. Che non risponde ad una qualche strategia a tutela dei nostri sbandierati interessi nazionali, esponendoci invece a forze estranee che non siamo nemmeno più in grado di controllare.
    Tocqueville diceva che “la rivoluzione francese è la sola all’inizio della quale le diverse classi sociali hanno potuto dare separatamente una testimonianza autentica delle idee che avevano concepito e manifestare i sentimenti che le animavano, prima che la stessa rivoluzione snaturasse e modificasse tali sentimenti e idee”. Nel suo impeto ‘rivoluzionario’, la nostra nuova compagine governativa fa anch’essa di ogni erba un fascio, senza distinguere il grano, poco ma buono, dal loglio, molto ma radicato, che le sue due componenti hanno diversamente ereditato, e dichiarato di voler estirpare.
    Dimostrandosi pubblicamente incapace non soltanto di trovare una qualche coerenza programmatica, antica tara nazionale, ma proprio di intendere e volere.