• L’altro ‘cigno nero’

    L’inedita composizione del nostro governo comporta non soltanto, lo si è subito visto, alcune disfunzioni programmatiche, ma anche delle deviazioni dalla consolidata impostazione di politica estera nazionale. Quella che, dai tempi di De Gasperi, Einaudi e Sforza, della ricerca di solidarietà e dell’attaccamento al sistema multilaterale ha fatto i cardini del nostro comportamento.
    Non inopportunamente, i Ministeri delle finanze e degli affari esteri, dove l’improvvisazione non paga, sono stati affidati a persone indipendenti, in grado di fornire ai nostri interlocutori esterni una facciata rassicurante. Ma il comportamento assertivo dei titolari degli affari interni e del lavoro la sta però scalfendo, mettendo a repentaglio quel capitale di affidabilità che avevamo a fatica accumulato. Con il rischio di ritrovarci ancora una volta emarginati dal corso degli eventi, in un momento di auspicabile riassestamento dei rapporti internazionali.
    I comportamenti schizofrenici si moltiplicano. Non che fossero assenti in passato, quando la DC doveva barcamenarsi con un PCI alquanto esigente, pur bloccato all’opposizione. Ma potevamo avvalerci delle solidarietà automatiche europee e atlantiche. Non più.
    Pretendere comprensione e collaborazione in materia finanziaria e immigratoria dovrebbe suggerirci comportamenti più che mai ponderati e prudenti. La difesa dell’italianità dovrebbe comportare, almeno formalmente, il rispetto delle regole societarie.
    Poco previdente è particolarmente il ‘disco rotto’ che rinnega la politica estera passata, in un ‘rovesciamento delle alleanze’ mentali che può avere ulteriori effetti destabilizzanti. Come continua a fare, sugli organi di informazione e nelle librerie, chi, per lunga esperienza professionale, dovrebbe dimostrare maggior discernimento. Come non si perita di ostentare uno dei due cocchieri governativi, che continua a dichiararsi fieramente solidale con Mosca.
    Siamo evidentemente rimasti bloccati in una campagna elettorale permanente, rivolta al rafforzamento e consolidamento delle posizioni acquisite. A fini esclusivamente interni, pertanto. Trascurando un diverso appuntamento con le urne già fissato nella prossima primavera, quando un’opinione pubblica disorientata si troverà a dover concorrere al rinnovo del Parlamento europeo.
    Privi come siamo di una strategia politica, interna quanto internazionali, procediamo a vista. Un comportamento che contraddice quella difesa dell’interesse nazionale che andiamo altrimenti sbandierando.
    Oltre a quello finanziario, all’orizzonte si staglia un altro ‘cigno nero’.