• I soliti ‘panchinari’.

    I campionati di calcio continuano ad essere il più autentico rivelatore dei nostri umori patriottici. Confondendosi con la nostra visione degli interessi nazionali, sollecitati di questi tempi in tante altre ben più critiche situazioni. Con una reattività che si dimostra più acuta quando non riusciamo a partecipare all’agone di cui trattasi. Improvvisandoci tifosi di questo o di quello, come ci comportiamo nello stesso campionato italiano, in base ad emozioni non di carattere sportivo, bensì sostanzialmente irrazionali.
    Prorompente è diventato il nostro astio contro la squadra dei ‘bleus’. Il solito sondaggio di opinione alla vigilia della finale ha registrato un novanta per cento (!) a favore della Croazia. Un risultato che ha apparentemente incoraggiato uno dei nostri due Vice Presidenti del Consiglio, alla volta di Mosca su invito del suo ‘amico’ Putin (in tribuna d’onore, a fianco di Macron?) a dichiarare enfaticamente il suo risentimento nei confronti di una nazione con la quale abbiamo condiviso un lungo percorso storico e dalla quale sollecitiamo solidarietà in materia immigratoria. Né si può dire, in proposito, che i nostri rapporti con la Croazia siano sempre stati idilliaci.
    Con tanti saluti all’impresa europea che De Gasperi e Schuman avevano impostato con Adenauer, ai Trattati di Roma, all’Unione per il Mediterraneo che Sarkozy, Zapatero e Prodi proclamarono a Roma nel 2008, alla ‘Dichiarazione del Quirinale’ che Macron e Renzi affermarono di voler affiancare al Trattato franco-tedesco dell’Eliseo. Meritoriamente, il bravo Cazzullo si è sentito in dovere di allungare l’elenco dei nostri rapporti con la Francia, sottolineando i tanti legami storici, da Caterina de’ Medici a Napoleone III, persino di sangue, da Depardieu a Montand,. Piuttosto che continuare a rivangare i momenti di aperto contrasto, come l’atteggiamento francese di oltre un secolo fa in Tunisia (alla presunta persistenza del quale attribuiamo erroneamente quello odierno in Libia) o la nostra ‘pugnalata nella schiena’ alla Francia in ginocchio in occasione del secondo conflitto intereuropeo.
    In altre parole, l’Italia rimane seduta in panchina, se non persino sugli spalti, a commentare criticamente il gioco altrui, senza allenarsi né ‘scaldarsi’ in attesa di una convocazione che non sappiamo più nemmeno a chi chiedere.