• In preparazione del Vertice NATO

    “Oltre due terzi dell’Europa sono in fermento e vi è in tutti un senso vago di inquietudine, che predispone poco alla grandi opere collettive”, scriveva il nostro Nitti nel 1921. Sappiamo come è andata a finire.
    ‘Out of area or out of business’, fuori area o si chiude, fu la convinzione dei membri dell’Alleanza Atlantica al momento della caduta del Muro. Parve infatti allora che la NATO avesse perso la sua ragione sociale, che la Guerra fredda fosse archiviata, che andassero raccolti i ‘dividendi della pace’, in una Europa finalmente pacificata.
    Il Trattato di Washington ebbe finalità essenzialmente politiche, destinato come fu a stabilizzare e ricostruire un’Europa devastata dalla guerra. La sua struttura militare integrata, che impedì all’America di ‘bring the boys home’, non fu costituita che a seguito dell’accertata indisponibilità russa a fare altrettanto. Contrariamente a quel che si continua a sostenere, non ha mai avuto propositi aggressivi, quanto piuttosto dissuasivi, persino persuasivi. Come quando, nel 1957 la relazione dei ‘tre saggi’ (il nostro Martino con il canadese Pearson e il norvegese Lange) sulla cooperazione non militare, e poi il Rapporto Harmel, a seguito della guerra dei Sei giorni in Medioriente, rivolto ad impostare un dialogo politico con Mosca. Né si può trascurare che, dopo la caduta del Muro, non si è messa sul piede di guerra a seguito delle aggressioni russe in Georgia nel 2008 e in Ucraina nel 2014.
    La Russia fu coinvolta, tutt’altro che, come si continua a sostenere, antagonizzata ed isolata, nel processo di reintegrazione continentale del quale, nel 1975, ad Helsinki, era stato tracciato il percorso. E’ per iniziativa italiana che fu istituito un Consiglio NATO-Russia, che doveva servire da cabina di comando della riconciliazione. Parallelamente, con il venir meno dell’equilibrio bipolare, il manifestarsi di una miriade di conflitti locali, dalla Somalia alla Bosnia, richiese interventi internazionali di contenimento cui, in assenza di capacità operative dell’ONU, soltanto le strutture integrate della NATO potevano provvedere. Soltanto la NATO disponeva infatti della ‘cassetta degli attrezzi’, politici ed operativi, necessaria alla bisogna.
    E’ in tale contesto che la Storia ha collocato un’Alleanza atlantica che ha dovuto adattarsi, nel mettere le sue strutture consultive ed operative a disposizione della comunità internazionale. In attesa che l’Europa nel suo insieme, e l’ONU, si riapproprino delle loro funzioni ordinanti di un mondo in transizione, in condizioni di globalizzazione.
    Le opinioni pubbliche continuano tuttavia a chiedersi perché l’Occidente euro-americano debba intervenire in situazioni al difuori delle proprie competenze istituzionali, dall’Afghanistan alla Libia; e perché la NATO abbia ritenuto necessario accogliere gli Stati emersi dal Patto di Varsavia. Come se, nei primi anni Novanta, l’Alleanza atlantica, affiancandosi ad una Unione europea che andava politicizzandosi, non si fosse trovata a dover corrispondere alla loro richiesta di rassicurazioni di natura economica e di sicurezza. In funzione di stabilizzazione continentale, non di aggressione, come affermato poi dal Cremlino, da quando Putin vi si è insediato.
    (Un’altra ‘leggenda metropolitana’ vuole che l’America abbia contravvenuto alla promessa di non allargarsi ad Est; trascurando che tale impegno fu preso con l’Unione Sovietica prima che si disgregasse, sconvolgendo la geografia politica europea).
    Che l’Europa debba ormai far da sé, liberandosi dai condizionamenti dell’era bipolare, è sempre più evidente. Ma che, in presenza dell’imprevedibilità persistente al Cremlino, non possa provvedervi prescindendo dalla contro-assicurazione del suo rapporto transatlantico, dovrebbe esserlo altrettanto.
    Il nostro grande diplomatico Roberto Ducci sosteneva che, se non vi saranno più guerre nel senso classico del termine, ciò comporta che non vi sarà più pace; né armistizi duraturi. Non più confrontazioni dirette, bensì condizioni di ‘pace calda’. Alle quali l’Alleanza atlantica potrà continuare a mettere a disposizione le proprie strutture consultive ed operative. E restituire all’Occidente (a chi altri sennò?) la sua antica funzione di propulsore della Storia.