• La Cina è vicina. Diversamente

    Il mondo si sta riassestando. Secondo dinamiche, però, che sfuggono al controllo di politici e strateghi. Indicando già chiaramente le sue linee di tendenza, ma impedendo ogni possibilità di prevederne e pianificarne l’andamento o, quanto meno, di adattarvisi..
    Emblematico è l’atteggiamento, non della Russia di Putin, né della Turchia di Erdogan, asserragliati in un nazionalismo intransigente, bensì della Cina di Xi, che al sistema multilaterale rende formalmente omaggio, aggirandolo.
    Che Pechino stia approfittando del libero commercio, senza attenervisi; che la sua produzione si avvalga di costi e condizioni di lavoro al disotto degli standard internazionali; che la qualità dei suoi prodotti non si conformi alle norme internazionali vigenti, è di comune dominio; che nell’aiuto allo sviluppo, specie in Africa, contravvenga ad ogni norma alla quale l’Occidente si attiene, restaurando, lei sì, il neo-colonialismo del quale l’Occidente viene regolarmente accusato; che la sua ‘strada e cintura’ si incunei nel continente asiatico e nei mari circostanti, invertendo gli storici percorsi della nostra antica ‘via della seta’; lo sapevamo da tempo.
    L’Occidente ha confidato che il venir meno delle contrapposizioni ideologiche conducesse ormai ineluttabilmente ad un comune denominatore di regole di comportamento reciprocamente vantaggiose. Che il ‘liberalismo internazionale’, di stampo cosmopolita kantiano, al quale ritenevamo che la comunità umana potesse finalmente aspirare, avrebbe finito coll’imporsi spontaneamente, sia pur gradualmente. Puntando sulla sua forza di assimilazione, l’Occidente ha accolto i Paesi dell’Europa dell’Est, ha tentato di coinvolgere la Russia post-sovietica nel processo di reintegrazione continentale, e ammesso infine la Cina post-maoista nell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Le cui rispettive regole avrebbero dovuto stabilire gli opportuni comuni denominatori, quanto meno programmatici. Anche in termini di diritti umani, ovverosia di comuni regole del gioco, economiche oltre che politiche.
    La Storia, dalla Polonia a Mosca, a Pechino, sembra invece essersi arrestata. Una situazione alla quale il nuovo Presidente americano si è inopinatamente e platealmente aggregato, alimentandola, rinnegando un intero secolo di diverso, ostinato, impegno a favore di un sistema internazionale collaborativo.
    Accusato per anni di volersi imporre, il sistema occidentale appare vulnerabile, disarmato, incapace persino di produrre gli anticorpi necessari alla sua stessa difesa. E’ per vie traverse, subdole, ’ibride’, anche cibernetiche, non più in aperta contrapposizione, che la Russia continua ad opporre il suo antagonismo. Non così la Cina, impegnata invece in un ‘capitalismo di Stato’ formalmente competitivo rispetto a quello del ‘mondo libero’ (e liberale), ma nel sostanziale mancato rispetto delle norme internazionali.
    Lasciando stordita un’Unione Europea rimasta pateticamente la sola a sostenere i valori del lontano Secolo dei Lumi, unica loro custode. Nella sua generica invocazione ad un dialogo purchessia. Un atteggiamento che può apparire rinunciatario rispetto agli antagonismi dei presunti grandi. Ma che corrisponde alla sua diversa, specifica identità. Da riscoprire e riproporre con l’antica sua convinzione, che anni di passività strategica hanno obnubilato.
    Che va pertanto consolidata e riaffermata al suo stesso interno, nell’auspicabile superamento delle sue altrettanto anacronistiche beghe interne.