• “Ce li abbiamo tutti contro”, ipse dixit

    Siamo tornati ad essere una mera espressone geografica? In tutto il mondo siamo noti soprattutto per la singolare forma del nostro territorio, forse per il nostro passato romano e rinascimentale. Non, certo, per la nostra politica, interna o estera, da sempre enigmatica, mal decifrabile, incoerente. Comunque poco incisiva.
    L’ultimo Consiglio europeo ha confermato in modo drammatico la nostra inconsistenza, lasciandoci con le pive nel sacco. Incomprensibile, contraddittoria, in materia immigratoria, è stata la nostra condivisione delle posizioni di chiusura del ‘Gruppo di Visegrad’, presentata spalla a spalla con la richiesta di ripartizione dei nuovi arrivati. Passiva la nostra adesione al rinnovo delle sanzioni alla Russia.
    Paradossale è che manchi, anche all’origine, la presa di coscienza della consistenza delle nostre pretese, avanzate poi in termini ultimativi quanto generici. Senza alcuna apparente impostazione strategica, né preventiva preparazione tattica. V’è da chiedersi che cosa serva il Ministero degli esteri, istituzionalmente deputato a tal fine. Di mera rappresentanza sono da tempo i Consiglieri diplomatici posti al servizio dei titolari dei Dicasteri maggiormente esposti all’estero. Ad evitare di ‘averceli tutti contro’, come avrebbe riconosciuto il nostro stesso capo del governo.
    Altalenante, sussultoria, è sempre stata la nostra immagine esterna. Il fatto è che la politica interna, qualunque essa fosse ha sempre prevalso sul nostro comportamento esterno. Tollerati dai nostri principali interlocutori quando sapevano che ci saremmo alla fine allineati alle posizioni altrui, i nostri atteggiamenti hanno preso una controproducente piega assertiva. Che pretende solidarietà senza dimostrare di sapersi assumere le proprie responsabilità.
    Rimaniamo una nazione adolescente, che non sa crescere, la cui classe dirigente, imputando le proprie deficienza ad altri, continua a celare le reali condizioni nazionali ed internazionali alla sua stessa opinione pubblica.
    Presumendo di aver diritto all’accondiscendenza degli altri, di poter piegare il loro ‘sovranismo’ al nostro, non ci rendiamo conto che, più che mai ai giorni nostri, perdere il contatto, peggio, polemizzare con i vicini significa rimpicciolirsi. Non si può d’altronde ammettere che la questione migratoria occupi l’intero spazio della nostra politica europea, invece di essere semmai l’occasione per allargare la nostra visione sul mondo.
    Parafrasando quel che Churchill disse del suo alleato americano, la Francia e la Germania saranno quel che sono, ma sono le uniche che abbiamo. Soggette comunque anch’esse ai loro elettorati. Che non possono certo solidarizzare con chi, per generosità o insipienza, si dimostra da anni un colabrodo, in materia tanto immigratoria quanto finanziaria.