• La sovranità dello ‘spread’

    Nei commenti che hanno accompagnato l’interminabile (e interminato) tentativo di formare un nuovo governo, delle questioni di politica estera non si era sinora detto un gran che. Il dibattito era rimasto confinato attorno alle generiche affermazioni di principio di movimenti politici dai propositi iconoclasti.

    L’altolà del Presidente della Repubblica, irrituale ma non contrario allo spirito della ‘Costituzione più  bella del mondo’, ha finalmente riportato prepotentemente alla ribalta i termini di riferimento internazionali, politici ed economici, dei quali non possiamo fare a meno.

    Si può continuare a discutere sui reali propositi di uno dei ministri cui sarebbe spettato di proiettare l’immagine esterna dell’Italia, non sui motivi della sua estromissione, determinati dal solo fatto che egli avesse da tempo espresso serie riserve sulle regole comunitarie. In politica estera, a maggior ragione nelle materie economico-finanziarie che ne rappresentano una delle maggiori componenti, le parole valgono tanto quanto i fatti.

    Accusare gli ambienti finanziari internazionali, la Germania, la Francia (chissà perché la Francia?) di indebita interferenza nei nostri affari interni (affermare persino che ciò dimostrerebbe quanto “siamo sulla buona strada”) significa palesare urbi et orbi che non siamo consapevoli della vita reale, in un mondo ormai, bene o male, globalizzato. Un’incoscienza che mette a repentaglio il nostro futuro, la stessa sopravvivenza di coloro che i penta-leghisti dichiarano di voler tutelare.

    Prendersela con le caricature tedesche trascura che è stato il nostro Rinascimento ad inventarle, ma testimonia soprattutto l’assoluta indifferenza, mascherata da indignazione, alle reazioni altrui. Alzare i toni della polemica interna comporta, lo abbiamo immediatamente constatato, l’innalzamento dello ‘spread’ (il differenziale fra le nostre obbligazioni e quelle della Germania, appunto), aldilà della soglia oltre la quale nessuno può salvarci dalla bancarotta. Lanciarsi contro i mulini a vento può entusiasmare le folle, ma indica l’ignoranza della diversa direzione che ha preso il vento.

    La nostra fisionomia esterna non può essere lasciata alla cacofonia della vita politica interna, ma va affidata invece a chi dispone di competenza specifica e, pertanto, dell’opportuna credibilità. (La comparsa, nella mischia mediatica, dello stesso Presidente italiano del Parlamento europeo testimonia la cronica nostra confusione fra teatro interno e palcoscenico esterno).

    Quel che, del pubblico dibattito sviluppatosi in queste ultime settimane, dovrebbe preoccuparci, è l’apparente (inconsapevole o deliberato?) ripudio dell’impostazione che, dall’immediato dopoguerra, l’Italia ha dato alla sua collocazione internazionale. Delle ragioni di fondo del nostro attaccamento al sistema multilaterale, al federalismo europeo, all’ONU, persino all’Alleanza atlantica. Attracchi ai quali ci siamo finora ancorati, aggrappati, proprio per salvaguardare e consolidare la nostra coesione sociale ed economica interna. Che rimane da compiere.

    Dalle cui ragioni la fine della Guerra fredda ci ha tutt’altro che affrancato. Rimettere in discussione tali fondamenta della nostra nazione, nell’astratta invocazione di un ‘sovranismo’ abusivamente presentato come difesa dell’interesse nazionale, equivale ad una pericolosa regressione ad un passato che ritenevamo definitivamente archiviato. Ne va della continuità del nostro contributo a ‘fare l’Europa’. Non soltanto verso l’opportuna migliore gestione della moneta unica, ma anche, soprattutto, all’elaborazione dell’altrettanto necessaria politica estera comune. Quantomeno nei confronti della Russia, nel Mediterraneo, in Medioriente.

    Francia e Germania, l’Europa stessa, hanno bisogno di noi. Dovremmo rendercene conto e approfittarne per farci meglio valere. Non riversare su di loro gli strali delle nostre frustrazioni interne.

    “Indipendenti sempre, isolati mai!”, raccomandava cent’anni fa Visconti Venosta. Un ammonimento che Mussolini trascurò…