• Una ennesima, tragica, catarsi?

    Bisogna purtroppo ancora una volta riconoscere che la guerra ha comunque talvolta una funzione catartica. In molteplici direzioni, nel caso siriano. L’attacco missilistico tripartito occidentale, a conclusione di una concatenazione di affermazioni intransigenti fra Mosca e Washington, ha:

    -confermato la punibilità di crimini contro l’umanità, tanto più se commessi con l’uso di armi proibite; la ‘linea rossa’, che Obama non aveva poi varcato  per le assicurazioni di Mosca, è stata questa volta superata;

    -determinato pertanto la legittimità di interventi militari esterni, anche se in assenza della legalità decretabile da un Consiglio di Sicurezza bloccato dall’opposizione russa;

    -esposto le responsabilità che Russia e Iran, per molti versi estranee al ‘mondo arabo’, si sono assunte in Medioriente; per finalità strategiche diverse, anche se tatticamente convergenti;

    -indotto la Turchia a dissociarsi da Mosca, definendo “appropriata” l’azione (riavvicinandosi così a Washington e alla NATO; a spese dei curdi?);

    -riproposto Francia e Regno Unito al proscenio internazionale, nella loro qualità di membri permanenti del predetto Consiglio; con implicito beneficio per la stessa Unione europea; ridimensionando comunque le temute conseguenze della Brexit sulla politica di sicurezza dell’Unione;

    -rinsaldato in tal modo la solidarietà transatlantica nei confronti di una Russia che aveva evocato lo spettro di un diretto confronto con l’Occidente (e che, opportunamente preavvertita, ha potuto circoscrivere i danni e vantare l’abbattimento di una metà dei missili);

    -risvegliato, sul nostro piano interno, la questione delle basi italiane messe a disposizione della NATO (a soli fini logistici, per carità!);

    -rivelato lo stato confusionale dei nuovi aspiranti leader politici italiani; a conferma del loro spaesamento nelle questioni di politica estera;

    -dimostrato infine la persistenza incidenza dei fattori di sicurezza, non necessariamente a scapito della diplomazia.

    La Siria appare purtroppo destinata a rimanere ancora a lungo l’epicentro della politica internazionale. Il rivelatore dello stato confusionale che avviluppa non soltanto il Medioriente, ma l’intera comunità degli Stati.

    Dimostrando l’esigenza di impostare quel dialogo strategico generalizzato che tutti sterilmente invocano. Un’esigenza che la salva di missili occidentali potrebbe aver contribuito a risvegliare.