• A Mosca!

    La borsa e lo spread hanno retto! A dimostrazione che il ‘fattore rischio Italia’ era già da tempo fatturato nelle valutazioni del mercato finanziario mondiale. Con il bipolarismo di marca populista emerso dalle elezioni, però, la nostra solita palude dell’improvvisazione non viene prosciugata. Tutt’altro. Gli slogan sconsiderati che hanno punteggiato una campagna elettorale sguaiata e rabbiosa non hanno chiarito la direzione che la futura conduzione governativa potrà prendere nelle principali questioni europee e internazionali dalle quali, più di altri, dipendiamo.

    Durante la campagna elettorale, alla politica estera è stato, come sempre, messo il silenziatore. In passato, ciò poteva essere giustificato dal fatto che avevamo poco da dire, inglobati come eravamo nell’abbraccio europeo e atlantico. La presenza di ben due partiti ‘antisistema’ avrebbe invece questa volta dovuto suggerire di esporre le loro propensioni internazionali, con la riemersione delle sempre ambigue nostre fedeltà internazionali.

    Oltre a chiarimenti sulla nostra propensione a ridurre il debito pubblico, i nostri partner europei e americani attendono di vedere quale consistenza potranno avere le propensioni ‘putiniane’ ripetutamente manifestate da ambedue le affermatesi due formazioni politiche. Nei loro registri saranno stati infatti annotati:

    -       I sei viaggi di Salvini prima in Crimea e poi a Mosca dall’ottobre 2013 al marzo 2017, durante i quali il nuovo leader della Destra italiana ha di fatto riconosciuto l’annessione russa (un riconoscimento poi formalizzato dall’Assemblea regionale veneta!), decretato “l’assurdità delle sanzioni imposte dall’UE”, denunciato il nostro contributo allo schieramento militare della NATO in Latvia (che avrebbe, a suo dire, “messo l’Italia in rotta di collisione con la Russia”, al punto di sostenere l’opportunità di riconsiderare la nostra appartenenza all’Alleanza), concludendo infine un “accordo di collaborazione” fra la Lega e il partito Russia Unita del Presidente russo.

    -       Gli analoghi tre viaggi in Russia, dal marzo al novembre 2016, di Di Battista, Di Stefano e Petrocelli, durante e dopo i quali i tre esponenti ‘grillini’ hanno espresso considerazioni non dissimili da quelle della Lega: formulato la convinzione che gli avvenimenti in Ucraina siano stati il risultato di “un colpo di Stato appoggiato dall’Occidente”, auspicato la collaborazione della Russia in funzione anti-terrorista in Medioriente e Nord Africa, manifestato l’opportunità di una convalida parlamentare biennale della nostra appartenenza alla NATO, denunciandone le iniziative “aggressive e provocatorie” nei confronti del Cremlino. Per maggiori informazioni, rivolgersi al “Libro a 5 Stelle dei Cittadini per l’Europa”.

    Un’evidente gara mediatica incoraggiata (foraggiata?) da Mosca. Si dirà che, a differenza dei ‘pentastellati’, Salvini si è premurato di farsi fotografare, oltre che sulla Piazza Rossa, anche con la Le Pen e con Trump. Ma si trattava pur sempre di esponenti occidentali, e non del nostro perdurante antagonista, impegnato anche altrove non in un aperto contraddittorio, bensì nella contaminazione dei processi democratici occidentali.

    Nei rapporti internazionali, ne ferisce più la parola che la spada. E, di parole, l’Italia è ancora e sempre più che satura.