• Ritorno alla casella di partenza

    Strano mondo, quello nel quale al giorno d’oggi ogni nazione pensante deve muoversi. I pseudo-grandi hanno palesemente perso coscienza delle loro responsabilità, affidandosi a delle tutto sommato poco comprensibili espettorazioni, poco degne del ruolo che pretenderebbero di svolgere. In un mal decifrabile gioco delle ombre. Dopo Erdogan, con le sue ostentazioni da sultano neo-ottomano, dopo Kim con le sue smargiassate missilistiche, dopo Trump con i suoi sconsiderati twitter, ci si mette ora anche Putin che, non sapendo più come farsi notare, si affida a delle patetiche ostentazioni di potenza militare.

    Missili nei confronti di chi? Per difendersi da che cosa? Per ottenere che cosa? In un mondo che non si pasce più di contrapposizioni frontali, da Guerra fredda, bensì appare impigliato in una rete di sovversioni interne ed internazionali, che sfuggono alle antiche ragioni degli schieramenti frontali e delle difese antimissilistiche. Invece di darsi da fare, se non altro nella sua qualità di membro permanente del Consiglio di Sicurezza, per ridurre alla ragione lo scriteriato leader nord-coreano, Putin gli si affianca nel dare nuovo alimento alla corsa alle armi e alla proliferazione nucleare.

    Difficile per tutti, per gli stessi gradassi, sarà districarne un qualche filo logico, o quanto meno funzionale, che possa indicare i termini di riferimento ai quali gli altri possano commisurarsi. Specialmente difficile collocarsi sarà per l’Europa, la cui influenza non consiste che nella sua potenziale forza di aggregazione, tendenzialmente catalizzatrice. A maggior ragione, deve urgentemente dotarsi di una maggior coerenza d’assieme, politica più che militare, tanto per proteggersi dalla crescente imprevedibilità ambiente, quanto per poter sperare di incidere, per quanto marginalmente, sull’evoluzione degli eventi.

    Per l’Italia, che dell’Europa non può fare a meno, il gioco si fa sempre più duro. Ma, come ha dimostrato la campagna elettorale e il responso delle urne che ne risulterà, le nostre formazioni politiche non sono né consapevoli né, pertanto, opportunamente predisposte a sostenerne l’urto. Indipendentemente dalle intenzioni che i partiti in lizza hanno manifestato nei confronti di Bruxelles (una sola si è ammantata della bandiera europea!), l’immancabile confuso ed incerto esito elettorale ci emarginerà ulteriormente dall’Europa. E, come titola in prima pagina il New York Times International, “Mosca ne trarrà comunque vantaggio”.

    E’ come se il nostro povero paese fosse tornato inesorabilmente alla casella di partenza dell’immediato dopoguerra.