• La ‘prova del nove’ siriana

    Un nodo gordiano sta strangolando il Medioriente. Tutte le contraddizioni dell’intrico siriano sono venute inesorabilmente a galla, anche per chi continuava a vivere in una bolla virtuale. Non soltanto a causa delle sempre inconciliabili fazioni etniche e religiose interne, ma soprattutto per le contrastanti strategie di chi, dall’esterno, riteneva di poterne trarre vantaggio.

    L’improbabile, eterogenea ‘troika’ russo-turca-iraniana, propostasi come risolutrice, si sta disintegrando, diventando essa stessa parte del problema invece che dell’auspicabile soluzione. A Nord, la Turchia si è lanciata oltre frontiera, con operazioni militari in piena regola in territori siriani controllati dai curdi, che dichiara ‘terroristi’. A Sud, l’Iran si è esposto ad un confronto diretto con Israele, dalle alture del Golan. La Russia, che avrebbe voluto coordinare il tutto e riproporsi anche negozialmente nella regione, non sa più come districarsene. Trump, infine, ha aumentato la presenza numerica di suoi ‘consulenti’ militari a fianco dei curdi, suoi alleati contingenti contro l’ISIS. Al rischio di innescare uno scontro diretto non soltanto con la Turchia, inqualificabile membro della NATO, ma anche con Mosca, per interposti ‘mercenari’.

    La riluttanza dell’America di Obama a lasciarsi coinvolgere direttamente, e gli appelli di Obama ad un più corale coinvolgimento internazionale, non sono riusciti nell’intento. Dimostrando per converso come soltanto delle iniziative multilaterali coordinate possano tentare di risolvere le tante odierne crisi, e accudirne poi la convalescenza. Altro che quella vittoria di Putin che tanti, affascinati dall’uomo forte, gli avevano assegnato.

    Alle Nazioni Unite, la Russia si è trovata, ancora una volta, isolata nel tentativo di ostruire una Risoluzione di contenuto umanitario, con l’implicita condanna del proprio operato. A conferma che non di guerra civile da circoscrivere e riassorbire si tratta in Siria, ammesso che di sovversione interna si sia mai trattato, ma piuttosto del riproporsi sotto mentite spoglie del confronto fra ‘est e ovest’, di una guerra fredda ‘a pezzi’ che, dall’Europa, si sta radicando anche in Medioriente.

    Di negoziati, non più fra le fazioni siriane, ma fra gli auto-proclamatisi ‘grandi’, continuano a non esservi indizi. Con grave nocumento non soltanto per la martoriata popolazione siriana, ma per l’intero sistema dei rapporti internazionali che le Nazioni Unite dovrebbero presidiare, ma continuano ad esserne impedite dal freno tirato dal Cremlino.