• I nodi al pettine europeo

    Il perché del successo elettorale di Trump è stato ampiamente analizzato e sostanzialmente compreso nelle sue ragioni interne. Ancora alquanto indecifrabili sono invece i suoi programmi e le relative conseguenze sulla scena internazionale. Dove l’improvviso venir meno della chiave di volta americana sembra aver lasciato interdetti i suoi interlocutori, tanto i suoi alleati quanto gli antagonisti. Putin e Xi ritengono di potersene avvantaggiare. L’Europa ancora balbetta, nel tentativo di mettere assieme quella propria specifica fisionomia che la caduta del Muro le imporrebbe. Ad evitare, come ha detto il Ministro degli esteri tedesco, che appaia come “un vegetariano in un mondo diventato di carnivori”.

    Sorprende a quest’ultimo proposito l’andamento della sessione in corso della ‘Wehrkunde’, annuale riunione, a Monaco di Baviera, fra i protagonisti delle questioni di sicurezza e difesa. Nell’aggiustare il tiro del suo boss, McMaster, Consigliere per la sicurezza di Trump è andato ‘ultra petita’ nel sostenere che i progetti di un’Europa della difesa, sulla base di cooperazioni ad intensità differenziate, invece di produrre l’ormai opportuna ‘seconda gamba’ di una NATO riformata, ne lederebbe la coesione e la funzionalità. Non è proprio quello che gli europei si sono sentiti dire dall’America da quando il Muro è crollato. Né quello di cui, in contemporanea a Bruxelles, hanno discusso i Ministri della difesa alleati.

    A Monaco, in sordina, in presenza del russo Kysliak, ex Ambasciatore a Washington appena richiamato in patria, è peraltro rimasta la questione dello sviluppo e progettato schieramento avanzato di missili nucleari a corta gittata russi e, in risposta, americani. In violazione dell’accordo fra Reagan e Gorbaciov del 1987 sull’eliminazione degli ‘euromissili’. Uno sviluppo che, indipendentemente dal ‘Russiagate’, smentisce l’ipotizzata accondiscendenza di Trump nei confronti di Putin. E ripropone sul teatro europeo, su scala minore ma non meno preoccupante, l’antica logica dell’equilibrio nucleare. Mandando a gambe levate quella ricomposizione dei rapporti pan-europei che l’OSCE (quest’anno a presidenza italiana) aveva promosso e dovrebbe invece continuare ad ispirare.

    Per liberarsi dalla morsa nella quale è tornata, l’Europa, lo sappiamo ormai, deve dotarsi di una più netta fisionomia politica e della conseguente maggiore credibilità in materia di sicurezza, nei confronti tanto di Mosca quanto di Washington. Non soltanto sulle questioni irrisolte e incancrenite dell’Est europeo, dall’Ucraina alla Serbia, ma anche su quelle iraniana e siriana, nelle quali la Russia è coinvolta su posizioni opposte a quelle occidentali.

    Sempre che di Occidente si voglia continuare a parlare…