• Eterna nostra adolescenza

    Mi capita fra le mani un esile volume edito da Scheiwiller nel 1975, contenente le “Modeste Proposte” di Giuseppe Prezzolini, corredate da illustrazioni di Leo Longanesi. Un esercizio paradossale, alla Swift, “sul tempo [allora] presente”; purtroppo non ancora passato. Una pepita nel letame.

    Ad inizio d’anno, nell’ennesima, sterile, nostra stagione pre-elettorale, lo sguardo scanzonato dell’allora novantenne, a lungo esiliatosi nel mondo accademico americano, può contribuire a sciogliere l’anchilosi che continua ad attanagliare le nostre menti. A rivalutare il patrimonio umano che la nazione ha disperso, ma del quale ancora dispone. A rivitalizzare quel flusso di energie umane che la perenne partitocrazia par avere sclerotizzato. Resuscitare quelle qualità nazionali troppo a lungo mortificate che lo straniero (uno per tutti, il Commissario europeo Moscovici) ci riconosce e sollecita. Suscitando la nostra indignazione di nazione offesa, invece che scossa a prendere coscienza di sé.

    La prima ‘modesta proposta’ di Prezzolini, rivolta –guarda caso- agli Stati d’Europa, è di “prendere in affitto’ il governo di un’Italia da gestire partitamente, nelle sue storiche ed irriformabili distinzioni regionali. La seconda suggerisce di trasferire il Parlamento da Montecitorio a Montecatini, luogo di cura fisiologicamente propizio ad un’egualitaria distensione. La terza propone un periodo sperimentale di auto-governo per le università, nella prospettiva di abolire il Ministero dell’Istruzione Pubblica. La quarta e la quinta esortano ad eliminare il coinvolgimento dello Stato nell’insegnamento delle arti (che “le Università antiche non insegnavano … lo Stato non è un organo morale o intellettuale”), e ad abolire le tesi universitarie, sostituendole con lavori collettivi eventualmente destinati alla pubblicazione. La sesta torna al paradosso, propugnando “un premio a chi distrugge di più durante le pubbliche manifestazioni”, fra i quanti “affermano in tal modo la loro volontà politica … e dimostrano  il proprio disdegno per quella miserabile concessione della borghesia che si chiama il voto”.  Le ultime proposte, nove, elencate alla rinfusa, sommariamente, imporrebbero dei limiti di tempo e di spazio ai discorsi e articoli, la gratuità della prestazione di servizi di pubblica utilità, la tassazione della prostituzione femminile e maschile, l’obbligo di pubblicazione dei bilanci dei sindacati, et al.

    Un esercizio, quello di Prezzolini, quasi mezzo secolo fa, in punta di penna, leggero nei toni, non nelle intenzioni. Reso ancor più etereo dalle fantasticherie disegnate da Longanesi. Una testimonianza di quel che fummo e continuiamo ad essere: estrosi, fantasiosi, ma eternamente distratti, adolescenti, ‘bamboccioni’. Se proprio non riusciamo a dimostrarci ‘seri’, come vorrebbe chi si meraviglia del nostro cattivo esempio, dovremmo almeno riuscire a tradurre la nostra vitalità in inventività, a disposizione dei nostri partner europei e degli altri nostri interlocutori, che ci invidiano senza stimarci.

    Invece di proiettarci all’estero come ostinatamente senili o, ancor peggio, incoscientemente infantili.