• Le mani in pasta

    Trump gestisce la politica estera americana secondo le sole regole che conosce, quelle dell’arrogante uomo d’affari. L’altro Presidente appena affacciatosi sulla scena internazionale,  il giovane Macron, adotta invece una strategia ben diversa, estratta dalle regole d’oro della diplomazia.

    Dopo aver subito accolto il discusso presidente americano alla festa nazionale del 14  luglio, ha invitato Putin, facendogli percorrere le forche caudine della galleria del Louvre dedicata ai fasti della storia francese, ha ora ricevuto il turco Erdogan; e si prepara a recarsi in Iran.

    Invece di partecipare al concorso fra i ‘fusti’ di questo mondo lasciandosi andare all’esaltazione della ‘grandeur’ gallica, il neo-presidente francese mette in tal modo risolutamente le mani nell’impasto della politica internazionale. Secondo le migliori tradizioni della diplomazia classica. Quella che Talleyrand aveva così bene incarnato, dirigendo la Francia ininterrottamente fra i marosi della monarchia agonizzante, della Rivoluzione, dell’epopea napoleonica ed infine della Restaurazione.

    Diversamente da Trump che prende posizione a favore di uno dei contendenti, diventando parte del problema invece che artefice di una possibile soluzione; da Putin, che procede imperterrito secondo le primordiali regole del più forte; da Xi che aggira gli ostacoli con una spregiudicata nuova Via della seta; da Erdogan, appunto, che sembra aver perso la preziosa bussola ottomana; Macron , ammantandosi della bandiera stellata dell’Unione, imbocca una strada alternativa.

    Cos’altro, molti obiettano sconsolati, può fare l’Europa, sempre incerta sul da farsi? Senza rendersi conto che la politica estera dell’Unione non sarà mai scolpita nella pietra, né può ragionevolmente esserlo, tanto più nelle attuali condizioni internazionali in perenne movimento. L’importante è che chi dei Ventisette può esporsi credibilmente lo faccia con decisione, avvalendosi della tacita solidarietà politica degli altri. Dobbiamo convincerci che l’Europa è un attore diverso, la prefigurazione di un modello internazionale ‘liberale’, collaborativo invece che antagonistico, idealmente più adatto alle incombenze del momento.

    Puntando sui tempi lunghi di una nuova Storia, che non ha ancora svelato le sue fattezze.