• La sedia vuota

    Una laconica annotazione a piè di pagina, sui nostri quotidiani, informa che al Consiglio europeo dedicato ai ‘partner orientali’ dell’Unione, invece che dal Capo di Governo, l’Italia è stata rappresentata da uno dei Sottosegretari agli Esteri, pur capace e volenteroso. Il quale, però, si è dileguato prima del termine della riunione, lasciando il campo al bravo nostro Ambasciatore Massari. Come se non bastasse, sulla lista ufficiale dei partecipanti, il nostro paese è stato l’unico a non riportare l’immagine del suo rappresentante.

    Ennesima dimostrazione, da un lato, di quanto alla nostra diplomazia continui a spettare l’ingrato compito di salvare il salvabile.  Ma, inesorabilmente, anche del conseguente vuoto politico lasciato sulla scena internazionale da un Paese che, per definirsi, più degli altri necessita di confrontarsi con il mondo circostante.

    L’Italia non può continuare impunemente a ‘far da sé’. Oggi più che mai, nel momento in cui Trump e Brexit impongono all’Europa di ritrovare le propria stella polare, l’Italia può men che mai astrarsi dal nucleo trainante che va formandosi fra Francia e Germania. La politica interna, si dirà, ha le sue priorità, ma ciò non ha impedito ad una Cancelliera, in altrettante gravi faccende interne affaccendata, di essere attivamente presente, per mantenere il contatto con la fascia di paesi, nell’Europa dell’Est e nei Balcani, che dividono l’Europa allargata da una Russia ritrattasi.

    Per anni si è detto che, nelle questioni internazionali, l’Italia perseguiva una ‘politica del sedere’, rivolta cioè ad assicurarci sempre e comunque una presenza al tavolo dei Grandi. Oggi quel che emerge è piuttosto la nostra ‘sedia vuota’. Questa volta a Bruxelles, i maliziosi potrebbero averne avuto conferma che Roma rilutti ad esporsi ogni qualvolta si possa contrariare la Russia.

    Un’impressione forse infondata, ma che lascia a Mosca ampi spazi per continuare ad interferire nelle questioni europee.