• La Russia in un vicolo cieco

    La nuove sede della Fondazione Feltrinelli, a Milano, sta celebrando con una rassegna documentaria la ricorrenza del centenario della Rivoluzione d’Ottobre, Nell’intero Occidente, giornali e televisioni ne hanno rievocato gli eventi e le implicazioni storiche. Non nella Russia di Putin che, rigoroso custode di una mitica secolare identità nazionale, sembra ritenere imprudente scoprire gli scheletri rinchiusi negli antichi armadi, rifiutando quell’introspezione che parrebbe indispensabile per rigenerare la nazione e rimetterla al passo con i tempi.

    L’esame di coscienza cui, dalla fine della Guerra fredda, si sono sottoposti tutti gli altri paesi europei, non ha finora coinvolto il popolo che avrebbe più bisogno di disintossicarsi dalle scorie della Guerra fredda. Per poter contribuire adeguatamente, inserendovisi costruttivamente, al riordino dei rapporti intercontinentali e, più in generale, della comunità delle nazioni. Nel momento in cui l’America si ritrae dal sovraccarico di responsabilità e la Cina ripropone con decisione la sua presenza, la Russia continua a limitarsi ad azioni di ostruzione. In un mondo diventato trasparente anche se non limpido, Putin si trincera sulla difensiva, ostentando un ormai logoro complesso di accerchiamento, aggrappandosi apertamente all’evocazione di un ‘conflitto di civiltà’. Finito in un vicolo cieco, egli opera ormai non da statista, sulla pubblica scena, ma per vie interne, secondo i più classici insegnamenti del KGB, dal quale proviene.

    Un atteggiamento che la fine della contrapposizione ideologica bipolare e la globalizzazione hanno squalificato. Il populismo è l’anticamera di tutti gli autoritarismi. Cent’anni fa, i menscevichi, illuminati rappresentanti di una borghesia nascente, non riuscirono ad incanalare l’ondata impulsiva dei bolscevichi di Lenin e Trotski. Una distorsione storica che ha portato la Russia fuori carreggiata, trascinando con sé l’intero continente. Iniettandovi un virus del quale il popolo di Cechov, di Tolstoi non riesce a liberarsi. Un virus che, nell’intero continente, ha contaminato, avversandola, la socialdemocrazia.

    Un virus che il padrone di quel che dovrebbe essere la ‘nuova Russia’ si dimostra però perversamente determinato ad utilizzare, diffondendolo tanto all’interno quanto nei confronti dell’estero.