• ‘Nobeli’ intenzioni

    Il premio Nobel per la pace è andato ad un’organizzazione non governativa, finora sconosciuta ai più, impegnata dal 2007 in una ‘campagna internazionale per abolire le armi nucleari’ (sic), donde l’obamiano acronimo ICAN. Qualche anno fa, il medesimo riconoscimento andò a Pugwash, movimento d’opinione ben più noto anche se altrettanto utopistico, promosso da Bertrand Russell nell’immediato dopoguerra.

    Un intento nobile, rispettabile, ma scarsamente realistico. Difficile è liberarsi di una tremenda invenzione che ha così radicalmente alterato i rapporti strategici. Che sarebbe –è stato detto- come voler rimettere la pasta dentifricia nel tubetto. Premiato in anticipo dai medesimi giurati di Oslo, anche Obama si era pronunciato a favore di una ‘opzione zero’. Ma nell’era nucleare -lo abbiamo visto- la natura della guerra, l’intera polemologia, non è più quella che è stata dai tempi di Omero. Già prima di Hiroshima e Nagasaki, nel 1928, i Ministri degli esteri francese Briand e americano Kellogg, sconvolti dalla carneficina della Grande guerra, si fecero promotori di un Trattato di messa al bando tale antico nobile strumento di risoluzione delle controversie. Sappiamo come è andata a finire.

    Fu soltanto dopo il secondo conflitto mondiale che i nostri Dicasteri della Guerra cambiarono denominazione in Ministeri della Difesa. La Guerra fredda, che la ‘deterrenza nucleare’ mantenne tale, pareva averne scongiurato l’eventualità. Al punto che, come qualcuno ha osservato, l’impossibilità di fare la guerra impedisca paradossalmente l’instaurarsi di una vera pace, per quanto provvisoria. Lo vediamo nella miriade di cruenti ma circoscritti conflitti che, con il venir meno della contrapposizione bipolare (di per sé stabilizzante), dilaniano ormai il ‘terzo mondo’; così come nelle ‘guerre ibride’ della Russia in Georgia e Ucraina (alle quali, appunto, la NATO non ha reagito).

    In materia nucleare, finora, il massimo che si sia riuscito a conseguire è un ‘Trattato per la non proliferazione nucleare’, al quale hanno aderito i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza, legittimi detentori di tale arma apocalittica, mentre India, Pakistan, Israele, Corea del Nord (e Iran) vi si sono sottratti. All’Assemblea generale dell’ONU, nella generale indifferenza, una cinquantina di Stati hanno appena firmato un ‘Trattato per l’interdizione delle armi nucleari’, che entrerà ‘in vigore’ (sic!) con la ratifica di cinquanta Stati (lo hanno subito fatto la Guyana, la Tailandia e il Vaticano). Nel frattempo, in Estremo oriente, un giovane esaltato si esibisce in ostentazioni dissennate.

    Se soltanto un Premio potesse influenzare il corso della Storia, oggi più che mai indecifrabile…