• La Germania in una nuova Europa

    L’attesa delle elezioni tedesche aveva tenuto in sospeso tante questioni internazionali, dal processo di integrazione europeo ai rapporti transatlantici, a quelli con la Russia, con il Medioriente, la Cina, l’Africa. Ci siamo man mano accorti che, in un rovesciamento dei fattori continentali postbellici, è ormai dalla Germania che dipende il nostro futuro.

    Distrutta alla fine della guerra, poi divisa e conseguentemente immune, poi vaccinata, dal virus comunista, la Repubblica Federale ha sviluppato un rigore, una coesione interna, un senso di responsabilità politica, che le consentono di presentarsi oggi, sia pur obtorto collo, come nazione egemone in Europa e principale suo termine di riferimento verso l’esterno. Puntello essenziale, fra l’altro, per una Francia che intende ritrovare la propria collocazione internazionale, specie in assenza di un’Inghilterra in istato confusionale e di una Italia che non ha ancora deciso cosa farà da grande, se mai lo diventerà.

    Le accuse alquanto contraddittorie che alla Merkel erano state rivolte, di imperturbabile rigidità, di propensione  ad arrangiarsi nella dialettica interna, di galleggiamento fra le opposte prese di posizione, non ne hanno scalfito l’immagine, confermando semmai che la politica è pur sempre l’arte del possibile. Sulla scana internazionale, la sua capacità di tenere la rotta in mezzo a tanti marosi, di tener fieramente testa tanto a Putin quanto a Trump, ne hanno esaltato la statura internazionale. Contribuendo a proporre la Germania come portavoce, se non proprio come leader, dell’Europa oltre che (col dileguarsi di Trump) dell’Occidente.

    Il quarto governo di ‘Mutti’ Merkel, seppur presumibilmente in una coalizione con i Liberali e i Verdi, dovrebbe finalmente rivelarlo incontrovertibilmente. Sempre che i Socialisti non si convincano che conviene loro continuare l’esperienza più volte compiuta di una “Grosse Koalition”. In Germania, infatti, (così come in Francia) la tradizionale distinzione ideologica fra destra e sinistra, fra CDU e SPD, è svanita, dimostrando che il confronto politico, ovunque in Europa, è ormai essenzialmente fra internazionalisti europeisti e nazionalisti sovranisti. Con una notevole dispersione dei voti fra partiti variamente di protesta. Espressione forse di una più articolata forma di democrazia, ma certo poco utili ad un ordinato governo della cosa pubblica.

    “Rafforzare l’Unione” è stato lo slogan della Cancelliera, al pari di quello di Macron in Francia. Che l’Unione sia finalmente destinata ad essere il nostro nuovo collante, il supplemento necessario alle indispensabili sovranità nazionali di nuovo conio?

    Lo diceva già Napoleone, da Sant’Elena: “l’impulso è dato, e penso che, dopo la mia caduta e la scomparsa del mio sistema, non vi possa essere in Europa altro grande equilibrio possibile che non l’agglomerazione e la confederazione dei grandi popoli”. Sono passati due secoli…