• La “America first” al cospetto del mondo

    L’inquilino della Casa Bianca avrebbe potuto utilizzare l’occasione all’annuale sessione dell’Assemblea delle Nazioni Unite per esprimersi con maggior incisività sulle questioni mondiali di attualità. Tanto più che la studiata assenza di Putin e Xi alle assise di quest’anno gliene lasciavano il campo libero. Così non è stato.

    Egli ne ha fatto l’ennesima tribuna per il suo solito sfoggio di intransigenza, poco consono all’uditorio universale cui si rivolgeva. In una contraddittoria combinazione di tiepide affermazioni sulla funzionalità dell’ONU (“liberarne le potenzialità”, “prendere posizione assieme”, da attribuire ai suoi collaboratori) e la solita sua arroganza sulle maggiori questioni di attualità. I suoi insistenti riferimenti alla triade “sovranità, sicurezza e prosperità” non ne hanno precisato le necessarie interconnessioni, attribuendo invece la preminenza agli interessi nazionali, al patriottismo, alla reciproca indipendenza, alla rilevanza dei risultati indipendentemente dai mezzi utilizzati. Nell’evocare marginalmente l’esemplarità del modello americano, ha menzionato il Piano Marshall e la necessità di consolidare le strutture democratiche, nonché la necessità di una” maggiore risolutezza degli Stati nell’assumersi le loro responsabilità … contro i pochi Stati malefici nemici dell’umanità”.

    Un accenno di sfuggita alle violazioni della sovranità nazionale in Ucraina e nel Mar Cinese meridionale è stato travolto da insistenti, puntigliose, intransigenti denunce delle situazioni coreana (“regime depravato”, che rischia la ”totale distruzione”, da denuclearizzare), iraniana (“regime oppressivo” che “sostiene il terrorismo e esporta la violenza” [applausi arabi]), cubana e venezuelana (la cui “screditata ideologia socialista” “viola le norme democratiche” in modo “assolutamente inaccettabile” [applausi latinoamericani]). Fugaci gli accenni finali alle questioni migratoria, alle forze di mantenimento della pace, alla collaborazione regionale in Africa.

    Accomunando sommariamente Nord Corea, Iran e Siria, affiancandovi nel proprio immediato vicinato Cuba e Venezuela, il Presidente americano ha di fatto riproposto quel manicheo ’asse del male’ di antica memoria, che per tanti anni ha nuociuto all’impostazione strategica e all’immagine dell’America. Rivelando l’intrinseca contraddizione fra l’ubris di un neo-presidente che si presenta al massimo consesso internazionale con l’arroganza di chi rivendica una superiorità morale, che i principali protagonisti internazionali agli Stati Uniti fanno ormai fatica a riconoscergli.

    La nazione che per un secolo è stata l’ostinata artefice del sistema internazionale multilaterale, collaborativo invece che antagonistico, se ne ritrae.. L’unilateralismo ostentato dalla “America first” contrasta diametralmente con l’opera di persuasione, di sollecitazione del concorso altrui, prodigata da Obama. Non è detto che passare da un estremo all’altro giovi a quell’opera di ricomposizione del sistema internazionale che i tempi richiedono.

    L’Ambasciatrice americana all’ONU, figlia di immigrati indiani, ex Governatore della Carolina del Sud, continuerà a tentare di tappare le falle del suo capo. Molto dipenderà comunque dalle reazioni degli altri principali attori internazionali, che Trump ha sfidato piuttosto che esortare.

    In attesa della May (distratta dalla Brexit) e della Merkel (influente, ma non membro permanente del Consiglio di Sicurezza), al francese Macron è spettato il compito di esprimere subito la dedizione europea al metodo multilaterale, alla soluzione politica invece che militare delle crisi internazionali (Libia, Venezuela, Ucraina, Corea, Iran), al contenimento del fenomeno migratorio, alla cooperazione allo sviluppo, alla protezione dell’ambiente, alla necessità di “ascoltare la voce dei dimenticati”, alla validità di valori universali. L’unilateralismo. Ha detto, è una falsa strada, il multilateralismo è il cemento delle costruzioni future, che il diritto di  veto ostacola.

    Coerentemente, lungo la medesima direttrice europea, si è espresso il nostro Primo Ministro, ancorato come sempre siamo stati alla preminenza delle Nazioni Unite: multilateralismo, Africa, migrazioni, Libia, soluzioni politiche piuttosto che militari, prevenzione non barriere.