• Dentro o fuori dal radar

    “Ognuno ha la faccia che ha -diceva Totò-; ma lei veramente esagera!”. Nell’Italia odierna, di faccia tosta si dovrebbe più propriamente parlare, nel contemplare lo schieramento di candidati Primi Ministri, in previsione di elezioni le cui modalità sono ancora da definire.

    Che cosa riferiranno mai ai loro Governi, mi chiedo, i rappresentanti diplomatici a Roma? Quali progetti possono fare gli eventuali investitori stranieri, a parte impossessarsi dei pochi residui gioielli della nostra corona, ed impedirci di acquistare i loro?

    Oggi più che mai, nel riordinamento in corso dei rapporti internazionali, gli Stati valgono quel che appaiono. “Esse est percipi”, dicevano i nostri antenati; un insegnamento che Pirandello, italiano doc, poneva al centro delle sue opere.

    La cosa si fa ancora più urgente nell’imminenza del risultato delle elezioni tedesche, che dovrebbero condurre ad un riordinamento dei rapporti di influenza all’interno dell’Unione quanto nei confronti del mondo esterno. Francia, Germania, Spagna, assieme all’Italia, si sono già esposti in incontri ristretti, a Ventotene, a Parigi, nel proporsi come quadriga trainante di un’Europa politica, più decisa e determinante nella gestione degli affari internazionali.

    In questo dopoguerra, la nostra politica interna ed estera è stata determinata dai ‘piloti automatici’ europei e atlantici, ai quali ci siamo affidati per superare la nostra condizione di sorvegliati speciali del PCI. Chi, da noi, continua a tentennare fra il sì e il no all’Europa, alla NATO, alla Russia, compromette la nostra visibilità, ben oltre la credibilità necessaria per contare. In un mondo che al nostro interno e nel globo terracqueo circostante è radicalmente mutato.

    Nel quale dovremmo finalmente trovare una nostra specifica, utile, collocazione. Liberandoci dal cronico esibizionismo nostrano, dal quale i nostri politici non riescono a districarsi. Affidandosi invece ad affermazioni stantìe o estemporanee difficilmente decifrabili.

    Machiavelli, Cavour, De Gasperi, a lungo i fiori all’occhiello, sia pur diversi, della nostra diplomazia, si stanno rivoltando nella tomba.