• East is East

    “East is East and West is West” diceva Kipling, che di queste cose se ne intendeva. L’espressione fissamente ilare del nord-coreano Kim lo conferma, nel non lasciare trapelare alcuna indicazione delle sue ragioni o intenzioni.

    Più volte impegnato, dai tempi di Carter, in negoziati sulle sue pretese nucleari, quel regime sfugge persino all’influenza moderatrice di Pechino che, se non ha interesse ad eliminarlo, non può averne neanche nel vederlo sconvolgere gli assetti estremo-orientali. Le sanzioni, più volte decretate, non hanno lo stesso effetto che hanno avuto in Iran. La dissuasione, perno di ogni strategia nucleare, è improponibile.

    E’ il classico caso di una crisi che richiede il concorso multilaterale, la convergenza di pressioni, ingiunzioni e incentivi, diversi ma convergenti, dell’intera comunità internazionale. Ne risultano invece delle tendenze al riarmo in paesi che ne erano stati immunizzati. Siamo comunque assistendo ad un confronto che vede impegnati in prima fila, per l’ennesima volta, gli Stati Uniti. Sui quali palesemente, per le omissioni altrui, continua a gravare la responsabilità di assicurare gli equilibri internazionali.

    Nazione indispensabile, ma isolata. Esausta.  Che Trump va ulteriormente isolando.