• La fine dell’idillio.

    Nonostante la cacofonia dei ‘twitter’ dalla Casa Bianca, un importante segnale è trapelato, inosservato dai nostri mezzi di informazione pubblica. Una possibile prima indicazione dell’impronta che il quadrato di Generali che attornia l’ineffabile nuovo Presidente sta finalmente riuscendo ad imprimere. Sul New York Times International è comparso un articolo, dai termini particolarmente espliciti, a firma dell’Ambasciatore designato presso la NATO. Kay Bailey Hutchinson, ex Senatore del Texas (non ignota pertanto, si deve presumere, allo stesso titolare degli Esteri, Tillerson) ha affermato che:

     “Vi è un forte consenso bipartitico sul fatto che un rinascimento [sic] della NATO fornisce la migliore speranza di unirci ai nostri alleati occidentali contro minacce che comprendono l’intollerabile [!] aggressione russa in Ucraina, il terrorismo internazionale, le capacità nucleari e missilistiche di paesi canaglia, e gli sforzi per spazzar via le libertà religiose e individuali nel mondo…

    Nella breve era di buona volontà verificatasi quando l’Unione Sovietica si è dissolta, le preoccupazioni di sicurezza apparvero meno importanti, e diffuse divennero le riduzioni dei preparativi militari … Quei giorni si sono volatilizzati da tempo. Sono comparse nuove minacce alla sicurezza, non soltanto sotto forma dell’aggressione russa in Ucraina. Siamo confrontati ad attacchi diretti al cuore delle nostre istituzioni democratiche …

    I membri della NATO devono osservare gli impegni presi in materia di aumento dei bilanci militari [debita concessione alla retorica del Presidente]… Il Presidente si propone di spendere 4.8 miliardi di dollari per assicurare condizioni di sicurezza alle frontiere orientali dell’Alleanza … La cui unità di intenti trasmette un importante segnale ad amici ed avversari”.

    Le parole, si sa, sono pietre. Specie se accuratamente scelte, come in questo caso dalla Rappresentante diplomatica designata alla NATO. Rivolte apparentemente al triplice scopo di assicurarsi la necessaria conferma congressuale, rassicurare gli alleati europei e lanciare dei sassi nella piccionaia del Cremlino. La chiusura degli uffici consolari russi negli Stati Uniti appare come la conseguenza delle risultanze sulle interferenze nella campagna elettorale americana, che potrebbero ora essere insabbiate.

    Il presunto idillio fra i due uomini forti a Washington e Mosca non si è concretizzato. La strada da percorrere si fa alquanto accidentata. Teniamoci ben aggrappati ai pochi sostegni di cui disponiamo. Fra i quali, ancora e sempre, appunto, quelli della NATO.