• Le mortificazioni dell’Europa

    Le manovre militari russe non hanno mutato assetto, né denominazione (zapad/occidente) rispetto a quelle che si svolgevano durante la Guerra fredda. Né sono state sottoposte alle norme di comportamento per la sicurezza continentale in ambito OSCE (CFE, Open-skies, CSBM). Mosca dimostra di volersene dissociare, rinnegando gli assetti continentali concordati dai suoi predecessori Eltsin e Gorbaciov.

    Si tratta quindi dell’ennesima ostentazione della volontà di Putin di erigersi ad esclusivo giudice e donno della legittimità decisionale della Russia, come ai ‘bei tempi’ della Guerra fredda. Interessante è il fatto che alle manovre sono chiamati a partecipare anche i contingenti militari di stanza nell’enclave di Kaliningrad, la città prussiana di Kant, alla quale non si applicano le argomentazioni pseudo-storiche che Putin ha utilizzato per l’annessione della Crimea.

    Memore dell’assenza di reazioni militari atlantiche ed europee nel 2008 in Georgia e nel 2014 in Ucraina, rifiutando le proposte di ‘reset’ dei reciproci rapporti che le furono allora rivolte, la Russia intende pertanto metterci nuovamente alla prova con i metodi di una volta. Saggiare soprattutto fino a che punto le nostre opinioni pubbliche sono effettivamente disposte a tenere la linea della NATO. Gli interlocutori occidentali si sono infatti schierati in ordine sparso: Stati Uniti, Canada e Regno Unito hanno dislocato loro truppe nei paesi baltici; in Ucraina, Francia e Germania dimostrano fermezza, pur continuando a perseguire la via diplomatica. Gli altri stanno a guardare.

    Ambedue le parti sono convinte, sia pur diversamente, che le loro azioni sono reattive rispetto ai cambiamenti occorsi sulla scena internazionale. Il che può complicare la valutazione delle specifiche contingenze. Il fatto che le forze della NATO non siano più predisposte per un confronto frontale, essendosi da tempo indirizzate piuttosto verso azioni aeree e antisommossa di precisione contro combattenti ibridi, non statuali, conferma paradossalmente l’anacronismo del comportamento russo.

    E l’Europa, cui va il merito storico dello sbriciolamento del muro divisorio continentale a coronamento della sua pluridecennale politica di distensione, si trova ancora una volta mortificata da chi crede di poter continuare ad affrontare le sfide del futuro con gli arnesi del passato.