• Dignità nazionale e politica estera

    Sorprende sempre il dover constatare come in Italia, soltanto in Italia, che da essi tanto nei secoli è sempre dipesa, non ci si renda conto di quanti i rapporti internazionali si reggano su un equilibrio instabile, soggetto a fattori eterogenei e sconnessi. Che non corrispondono a rigorose geometrie o teoremi, richiedendo piuttosto la destrezza del giocoliere.

    Ci lamentiamo pertanto che l’Europa ci lasci soli nell’affrontare le ondate migratorie che si abbattono sulle nostre coste. Denunciamo in proposito la sordità francese, tedesca, persino polacca, trascurando quanto loro stessi facciano per assorbirla: la Francia tenendo a bada i suoi cittadini di origine magrebina, la Germania accogliendo un milione di profughi siriani, la Polonia assorbendo un altro milione di transfughi ucraini. Unicuique suum.

    Ci indigniamo quando Macron organizza un incontro fra i due principali interlocutori libici, mentre noi rimaniamo imperterriti, aggrappati all’unico che l’ONU è in condizione di riconoscere come legittimo. Partendo poi alla rincorsa delle iniziative altrui, senza disporre dei necessari interlocutori e collegamenti.

    Decidiamo, dopo un anno e mezzo, di normalizzare i rapporti con l’Egitto, dando spazio alle rimostranze dei genitori Regeni, che pretenderebbero di dettare le linee della politica estera italiana. Che la tragedia loro occorsa non possa essere cancellata dalla ‘ragion di Stato’, non si discute. Ma essa non può nemmeno condizionare la conduzione degli interessi, politici oltre che economici, che da secoli ci legano a quella nazione. Che rimane il cardine geografico e politico di ogni ricomposizione e stabilizzazione mediorientale e nordafricana. Alla quale ci dovremmo quindi collegare per poter sperare di influire su sviluppi strategici che ci riguardano da vicino.

    Il compito della politica estera è quello di tentare di mettere a fattor comune i tanti elementi, spesso contradditori, che la compongono. Che poco hanno a che vedere con l’astratta dignità degli Stati. Molti, di questi tempi, ne prescindono: si chiamano Russia, Turchia, Corea del Nord (non invece la Cina). Trovarci in loro compagnia non può, per noi, essere motivo di compiacimento.