• Il carattere dei popoli

    Nel 1835, quasi duecento anni fa, Tocqueville profetizzò che America e Russia avrebbero dominato il mondo.

    Nel 2013, nell’antica città di Novgorod, nel giustificare quel che ha definito la “autodeterminazione” della Russia, Putin ha osservato che “i paesi euro-atlantici stanno rinnegando le loro radici, incluse quelle cristiane, che costituiscono la base della civiltà occidentale”. Tre settimane fa, a Varsavia, schierandosi a fianco dei tanti emergenti autocrati, Trump si è parimenti eretto a difensore della medesima, affermando che “il quesito fondamentale dei nostri tempi è se l’Occidente ha la volontà sopravvivere”.

    Nell’imperante cacofonia globale, il destino dell’Occidente continuerebbe quindi a dipendere da due opportunisti che si irrigidiscono in un confronto fra “America first” e “Nova Rossìa”. Abbandonando l’Europa a sé stessa. A meno che, paradossalmente, si decida a riprendere in mano il proprio destino, contribuendo a determinare quello del mondo.

    A tal fine, dovremmo però deciderci a superare i sospetti cha ancora dividono i Ventotto. L’iniziativa di Macron in Libia, invece che a un protagonismo da neofita o, peggio, alla perfidia gallica ‘a spese dell’Italia’, andrebbe semmai ascritta allo status che spetta alla Francia come membro permanente del Consiglio di Sicurezza, unico seggio rimasto a disposizione dell’Unione dopo la Brexit. Una constatazione che dovrebbe mitigare il nostro incurabile complesso di inferiorità.

    Le nostre frustrazioni andrebbero attribuite piuttosto alla nostra incapacità di incidere sugli avvenimenti che ci riguardano. L’atteggiamento dell’Italia in Libia si è dimostrato appesantito dal prudente appiattimento sull’impostazione multilaterale delle Nazioni Unite, senza andare alla ricerca di altre sponde. Precluse anche dal persistente mancato insediamento di un nostro Ambasciatore al Cairo, per gli strascichi del “caso Regeni”.

    Per inciso, sul piano più generale, la stessa libertà di giudizio che dimostrano i nostri Ambasciatori, in sede (a Mosca) o in pensione, testimonia l’assenza di precise linee direttrici governative. Non possiamo poi sorprenderci che gli altri, amici o non, ci prendano poco sul serio.

    “I limiti della politica –dice Kissinger- sono tracciati non soltanto dalla geografia e dalla disponibilità di risorse, ma anche dal carattere di un popolo e dalla sua esperienza storica”.