• L’eterna nostra (pen)insularità

    Il mondo post-moderno, vaticinato da Lyotard mezzo secolo fa, contrappone diametralmente il globalismo delle élite al nazionalismo dei populisti, il mondo di Voltaire e Kant a quello sovranista e xenofobo delle masse rousseauiane. In una perversione della democrazia, i cui tentacoli hanno comunque raggiunto i quattro angoli della terra, con effetti non preventivati.

    Al raziocinio che dovrebbe gestire la sopravvenuta complessità socio-economica e strategica mondiale si contrappone il ‘vaffa’ delle tante masse emancipate da ogni disciplina mentale. Di queste ultime si avvalgono i nuovi autocrati, da Putin a Erdogan (a Trump, persino), che circondano un’Europa improvvisamente orfana dei suoi termini di riferimento. Che si affida pertanto passivamente alla duplice trazione della Germania neo-bismarckiana della Cancelliera Merkel e della Francia neo-gollista del ‘piccolo caporale’ Macron, impegnati a mettere mano al motore di avviamento  di un’Europa più incisiva.

    Subito dopo la prima riunione dell’apposito loro Consiglio dei Ministri congiunto, il neo-Presidente francese ha accolto, sulla Tour Eiffel e lungo i Champs Elysées, il frastornato Presidente americano. Come se volesse dimostrare che l’Europa può finalmente decidersi a riprendere l’iniziativa, sul clima, in Siria (in Ucraina?), con l’accondiscendenza di un’America che, nell’anniversario del suo primo decisivo intervento nelle faccende europee, si va ritraendo dalla sua sovraesposizione internazionale durata un intero secolo.

    Da noi, nel persistente nostro pollaio manzoniano, continua invece a serpeggiare la convinzione di una perfidia gallo-teutonica a nostro danno. A conferma del gretto insularismo che ci rende incapaci di cogliere il senso della Storia, sul piano tanto interno quanto internazionale. Mentre dovremmo invece affrettarci a rimettere l’intera nostra casa in ordine, premessa indispensabile per far valere i nostri specifici interessi in condizioni internazionali che non hanno più nulla a che vedere con il passato. Che prefigurano un avvenire che non farà più sconti a nessuno.