• Diplomazia segreta…

    Kissinger ammonisce che “i viaggi dei capi di governo privi di un programma o di uno scopo chiari, piuttosto che una manifestazione della loro statura politica, sono un sintomo panico”. La chimica dei rapporti personali non può di per sé far a meno di qualche ingrediente di sostanza. Che il secondo viaggio all’estero del nuovo occupante della Casa Bianca non ha fornito.

    Da consumato imbonitore, egli si mimetizza nelle vesti del suo cliente. Per compiacere i suoi ospiti, in Arabia saudita ha messo a rischio i precari equilibri in quelle sabbie mobili; a Varsavia, ha fatto la faccia feroce alla Russia, il giorno dopo un inconcludente incontro a Mosca fra Putin e Xi.

    A quest’ultimo proposito, i termini utilizzati per denunciare i pericoli che corre l’Occidente e le “azioni destabilizzanti” della Russia, conformi all’ortodossia atlantica, non appartengono al suo bagaglio intellettuale. Il che farebbe presumere che i Segretari agli esteri Tillerson e alla difesa Mattis siano stati in grado di richiamare il capo ad una qualche logica internazionale.

     Nell’ambiente eterogeneo di Amburgo Trump è invece apparso spaesato, impacciato, assente. Continuando a procedere in modo estemporaneo, incurante delle molteplici interconnessioni in un mondo globalizzato. Confermando di non disporre di una strategia d’assieme.

    Un onore” ha definito il suo incontro con Putin, dichiaratosi a suo volta più sobriamente “felice”. V’è da chiedersi come abbia potuto interloquire durante quelle due ore e quindici minuti. Comprensibile che non vi sia stato in proposito da parte americana alcun comunicato. Altro che ‘diplomazia segreta’. Diplomaticamente scandalosa, piuttosto, è stata la presenza di sua figlia, invece che del Segretario di Stato, al tavolo dei lavori durante una sua prolungata assenza.

    Ne è comunque emersa la poco confortante constatazione che, in mancanza della forza propulsiva dell’occidente euro-atlantico, gli altri presunti paesi emergenti non abbiano un gran che da dire. Lasciando il campo mediatico libero ai ‘black block’.