• L’Europa, modello inerte?

    Resa orfana dagli Stati Uniti, ripudiata dal Regno Unito, l’Europa, dopo un momento di attonito sconforto, sembra essersi finalmente decisa a riappropriarsi delle proprie responsabilità internazionali. L’ultimo Consiglio dell’Unione ha ribadito il proposito di tornare a svolgere il sua antico ruolo nel muovere la ruota della Storia. A tal fine, è però necessario il verificarsi di tre precondizioni: in termini di visibilità, credibilità ed efficienza, nell’ordine.

    Sulla scena internazionale, l’Unione, struttura ibrida, istituzionalmente inedita, un misto di sovranazionale e intergovernativo (‘ultra-governativo’, dice Sabino Cassese), non è chiaramente identificabile dai suoi interlocutori (qual’è il suo numero di telefono?, chiedeva Kissinger). Una condizione che rischia di aggravarsi con la Brexit. Che il sorprendente avvento di Macron di segno opposto, può compensare, col suo carico di rinnovate curiosità e aspettative.

    Il suo centro di gravità torna ad essere l’asse’ franco-tedesco, spesso denigrato ma sempre indispensabile alla sua credibilità. Che non può però far a meno di altre adesioni fra le quali quella italiana, nell’ambito di quelle cooperazioni strutturate rafforzate che il Trattato di Lisbona sollecita. Verso la costituzione di un ‘nucleo duro’ sufficientemente ampio e differenziato, che possa aumentarne la forza di attrazione e di influenza politica.

    Ne va, infine, dell’efficienza di un’Europa che, a due velocità, dovrebbe potersi dimostrare più efficace nel fornire un suo specifico valore aggiunto, diverso dalla potenza nazionalista ostentata dagli altri principali attori internazionali, americani, russi, cinesi, persino arabi, che, per quanto più attivi, appaiono tutti interdetti sul da farsi, per la sopravvenuta mancanza di precisi termini di riferimento.

    Un ritorno ad equilibri di potenza fra opposti schieramenti non è proprio quello di cui il mondo interconnesso ma palesemente diviso, ha bisogno. L’Europa, geneticamente multilateralista, dovrebbe decidersi ad ostentare la validità, l’utilità, del suo modello.