• Immigrazione infinita

    L’ondata immigratoria in Italia non accenna a diminuire, anzi aumenta; con la soddisfazione delle organizzazioni umanitarie, lo scoramento della nostra popolazione e la preoccupazione delle forze politiche (persino dei pentastellati, ormai) per l’incidenza del problema sulle loro prospettive elettorali.

    Gli stessi libici, per ridurre le responsabilità di un territorio da sempre poroso, ci accusano di andarli a prendere nelle loro acque territoriali. Per abbandonarli poi al loro destino al loro arrivo in Italia.  Una generosità umanitaria che si traduce in sostanza una forma ‘post-moderna’ della tratta di esseri umani, che credevamo abolita a metà dell’Ottocento.

    Scomparsa è la distinzione fra richiedenti asilo, rifugiati da zone di guerra e immigrati per motivi economici. Se fossimo coerenti fino in fondo, nella prima categoria, fra i perseguitati della terra, dovremmo finire col considerare l’inclusione anche dei seguaci del russo Navalny e dell’intera classe giornalistica turca. Per la seconda, disporre delle zone di raccolta, per assicurarne l’integrità fisica in attesa delle condizioni che ne consentano il rimpatrio; come avviene in Giordania e in altri paesi limitrofi alle aree di conflitto. Per la terza, quella quantitativamente più consistente, disciplinare una immigrazione legale, nella misura in cui le stesse nostre economie ne abbisognano.

    Coinvolgendo, in quest’ultimo caso, i paesi di provenienza; che hanno invece interesse a liberarsi in modo indiscriminato del loro dramma demografico (emblematico è il caso dell’Algeria, dal quale anche provengono le barche, il cui regime autoritario non è stato, per ora, scosso da alcuna ‘primavera’).

    La questione da affrontare con maggior decisione non può che un percorso di legalizzazione dei flussi, con il corollario di una più risoluta politica di respingimento degli illegali; da tenere in condizioni di restrizione della loro libertà di movimento fintanto che non collaborino nella determinazione della loro identità, deliberatamente celata.

    Premesse tutte indispensabili, da tempo arcinote ma trascurate, per la loro appropriata integrazione economica e sociale in Italia e, di riflesso, in ambito europeo. A tutela, concreta e non soltanto formalmente dichiarata, della loro dignità umana. E della tranquillità delle nostre popolazioni.