• E se fosse l’ora dell’Europa?

    Turbata, disorientata dall’accumularsi di eventi imprevisti, l’Europa sembra voler finalmente riprendere la consapevolezza di sé e delle responsabilità storiche che ha troppo a lungo trascurato.

    Turbata dal comportamento di Trump a Taormina e dalle specifiche, grossolane, accuse che le ha rivolto, la Cancelliera Merkel non ha perso tempo nell’intrattenersi con l’indiano Modi e il cinese Li. Né il neo Presidente Macron ad affrontare Putin in quel che ha definito “un dialogo assertivo”. In un clima rispettivamente pre- e post-elettorale, che in ambedue i casi della vocazione europea si è ammantato.

    Mentre l’Inghilterra si distrae e gli altri venticinque stanno a guardare, si sono pertanto entrambi presentati come gli interlocutori europei con i quali conviene prendere contatto, in considerazione dello spazio strategico che Trump ha improvvisamente aperto nel sistema di rapporti internazionali. Un vuoto provvidenziale forse, nella misura in cui ha contribuito a portare allo scoperto tante realtà, con le relative contraddizioni. Nel quale l’Europa nel suo complesso può pertanto riscattarsi, dimostrando l’utilità della sua particolare conformazione non antagonistica in un momento in cui l’esibizione muscolare non pare dare risultati probanti.

    In Medioriente, il ruolo di capofila accordato dal Presidente americano all’Arabia saudita, condito dalle accuse di connivenza con il terrorismo internazionale rivolte all’Iran, subito tradottosi nell’ostracismo del Qatar pretestuosamente accusato di appoggiare ambedue, oltre che nella comparsa del terrorismo in Iran. Allargando quel fossato fra sunniti e sciiti che l’Europa potrebbe invece finalmente decidersi a contribuire a colmare.

    Nel generale stato confusionale dei rapporti internazionali, parimenti importanti sarebbero anche più decise espressioni della ‘politica di vicinato’ europea, più volte poco incisivamente proclamata nei confronti di Mosca, in Siria, in Ucraina, nei Balcani. Nella consapevolezza che, nel rispettivo interesse, Europa e Russia non possono far a meno l’una dell’altra.

    Il G20 di Amburgo, fra un mese, metterà meglio le carte in tavola, sollevando i tanto denigrato Occidente dalle colpe che gli sono state attribuite per non aver saputo governare il mondo dopo la fine della Guerra fredda. Distribuendo equamente le residue responsabilità globali e sub-regionali.

    Aprendo forse utili spazi alla tanto attesa, e necessaria, ricomparsa dell’Europa sulla scena internazionale.