• A Mosca, a Mosca!

    Gli incontri di questi giorni a Mosca hanno dimostrato che la diplomazia è teatro tanto quanto dialogo. A giudicare dalle apparenze, l’ipotizzata luna di miele fra Trump a Putin è tramontata prima ancora di iniziare. Confermando il ben noto fatto che ‘bisogna essere in due per ballare il tango”. Mentre il Cremlino sembra continuare a preferire gli assolo.

    Il segnale inviato con il bombardamento della postazione militare siriana, che avrebbe voluto indicare l’intenzione americana di tornare a contare in quella intricata equazione, è stato interpretato dal Cremlino come una inaccettabile interferenza nel suo tentativo unilaterale di ristabilire una propria zona di influenza nel Medioriente. La presenza della Russia in Siria non è dunque quella diversione dal suo comportamento in Ucraina e Crimea che si era inizialmente immaginata, bensì la riproposizione del confronto strategico nel Mediterraneo dei tempi della Guerra fredda.

    Pesante il tenore dei commenti russi al pellegrinaggio a Mosca del Segretario di Stato Tillerson. Le espressioni di aperto dileggio che l’hanno accolto, e hanno poi accompagnato lo svolgimento degli incontri, hanno violato le più elementari norme, non dico della diplomazia, ma persino dell’ospitalità. Le prolungate “aperte e franche conversazioni”, che hanno stabilito “linee di comunicazione utili per ridurre le differenze”, non hanno dissuaso Putin dall’affermare in televisione che “dall’avvento di Trump, i rapporti bilaterali si sono deteriorati”. Il Presidente americano, al quale è stata imputata la violazione del diritto internazionale (il bue che da del cornuto all’asino, verrebbe da dire), è stato definito “neofita, primitivo, incoerente, afflitto da problemi mentali, ambiguo sulle sue reali intenzioni”. Strappi che sarà complicato ricucire, in Siria e altrove.

    Una situazione molto poco confortante per un’Europa che, in tale aperto confronto fra i due suoi massimi termini di riferimento, rimane compressa, con scarsi spazi di manovra. Con l’Italia che, a differenza dei suoi principali partner, rimane pateticamente fedele ai suoi benintenzionati ma vacui appelli al dialogo, ribaditi dal nostro Presidente proprio alla vigilia della visita di Tillerson. Presentata trionfalmente come “la prima dall’imposizione delle sanzioni”, la due giorni di Mattarella gli ha consentito di ribadire la “profonda amicizia, fiducia, … nonostante le sanzioni che colpiscono anche l’Italia”.

    Espressioni che confermano la tradizionale diversità del nostro atteggiamento nei confronti di Mosca, anche se non è chiaro a che titolo siano state dichiarate da chi non ha funzioni internazionali, se non di rappresentanza formale. Il quale comunque mal può nascondere che, dietro di lui, anche in politica estera, regna la massima confusione.