• I quattro cantoni

    Il susseguirsi di avvenimenti sulla scena mondiale continua a mettere alla prova i semplicismi di tanti aspiranti attori nazionali ed internazionali, dai nostri ‘grillini’ a Trump. L’improvvisa decisione di quest’ultimo di bombardare in Siria ha se non altro avuto il pregio di scoprire le carte in quell’intricato gioco strategico. Il copione non cambia, ma le ‘parti in tragedia’ si delineano con maggior chiarezza.

    Significativamente la Russia, che vi era entrata a gamba tesa, è l’unica ad aver espresso riprovazione per l’iniziativa americana, denunciando l’inammissibile aggressione al proprio alleato (testuale!), invocando quella Risoluzione del Consiglio di Sicurezza alla quale si era finora opposta. Non così la Turchia, sua alleata, non l’Arabia saudita, non Israele né l’Egitto, non l’Unione europea, ricompattatasi per l’occasione, che, all’unisono, hanno espresso ‘comprensione’ per le motivazioni di Washington.

    La voce insolitamente strozzata del nuovo inquilino della Casa Bianca nel darne l’annuncio ha però tradito l’assenza di una strategia d’assieme, compiutamente articolata. Incerte rimangono le decisioni del giorno dopo. Evidente permane la necessità di ricomporre le varie tessere di quel mosaico di conflittualità. Non ne emerge alcuna, seppur vaga, traccia di un comune denominatore per l’indispensabile riordinamento, anche a fini negoziali, dell’intera regione mediorientale. L’intenzione di Trump di ristabilire, localmente e a livello globale, un duopolio russo-americano si è infranta nella base militare presa di mira dai Cruise.

    Fra parentesi, lo stesso incontro (più che altro commensale) con il presidente cinese, l’altro interlocutore strategico che Trump pensava forse di impressionare -anche in funzione anti Corea del Nord-, ne è stato in parte deragliato. A Pechino, ci si è limitati a dire, compostamente, che la presa di contatto “è andata bene, tenendo presenti i precedenti confusi segnali … con la promessa di sviluppare un rapporto costruttivo … importante nell’attuale fase di transizione”.

    Se il tanto sbandierato riavvicinamento americano al Cremlino è andato in frantumi, anche la presunta intesa fra Mosca, Ankara e Teheran vacilla. Chi si avvarrà del polverone è pertanto l’ISIS, e le altre formazioni terroristiche e altrimenti criminali, che Trump aveva indicato come il principale nemico da affrontare in comune. Sempre più manifesta è l’esigenza di coinvolgere l’insieme degli attori, attuali o potenziali, di quella situazione regionale e, per analogia, delle tante altre in simili condizioni.

    Il gioco dei quattro cantoni, il tanto invocato multi-polarismo fra separate sfere di influenza, non si addice ai rapporti internazionali in fase di riassestamento. A differenza del britannico Johnson, il Presidente Mattarella e il Segretario di Stato Tillerson, in viaggio per Mosca, si illudono di poter trovarvi degli utili segnali. Tanto meno, sul Cremlino possono far affidamento coloro che, a casa nostra e altrove, ritengono di poter raccogliere le briciole di un ipotetico tavolo negoziale.

    Indifferente alla complessità della situazione, il Movimento Cinque Stelle, ennesimo nostro partito ‘di lotta e di governo’, ha sottoposto ad un proprio interno sondaggio di opinione (parodia di democrazia) le priorità di politica estera con le quale intende proporsi ad un possibile imminente elettorato. Nel solito ‘senza se e senza ma’, sono risultate ‘vincenti’, nell’ordine, cinque ‘no’: ai negoziati di libero scambio con gli Stati Uniti e il Canada; ad una non meglio specificata ingerenza nella sovranità, integrità e indipendenza nazionale; alla guerra (generico riferimento all’art 11 della Costituzione); all’austerità imposta dall’UE; alla NATO; alle sanzioni alla Russia (partner indispensabile). Posizioni tutte che, senza indicare le alternative, ricalcano gli antichi proclami del PCI, che ritenevamo dissoltisi sotto le macerie del Muro, nel ‘mare magnum’ della globalizzazione.

    Nel quale l’Italia, perennemente priva di bussola e radar, si limita imperterrita a galleggiare, fidando nella sua sempre meno plausibile buona stella.