• La ruota della Storia

    Non può sorprendere quanto, in una società superficiale e distratta come la nostra, la considerazione delle questioni internazionali sia soggetta a cambiare in un baleno. Il manifestarsi di ribellioni popolari come quelle svoltesi nelle principali città russe hanno repentinamente trasformato l’ammirazione per l’”uomo forte” in vibrate indignazioni. Un voltafaccia che si esprime anche rispetto all’amministrazione americana, a lungo oggetto invece di critiche accese.

    In particolare, l’antiamericanismo che, da noi, ha sempre accompagnato sia le azioni che le omissioni di Washington ha ceduto il passo alle lamentele per il protezionismo, l’arroccamento politico, l’indifferenza al mondo esterno ostentati dal nuovo occupante della Casa Bianca; costringendoci ad un esame di coscienza sulle maggiori responsabilità che, diventati orfani, dovremmo ora assumerci in ambito europeo. Sull’altro fronte, il trattamento riservato dal Cremlino al proprio, ben diverso, ‘popolo dei tweet’ ha suscitato il moltiplicarsi di denunce delle intromissioni russe nelle campagne elettorali occidentali, accettate finora con italica rassegnazione.

    In preparazione del G7 di Taormina, il Presidente Gentiloni sta per recarsi a Washington, dove spera di raccogliere qualcosa di più delle frasi sconnesse che Trump avrebbe riservato alla Cancelliera Merkel. Nel frattempo, a Mosca, il Ministro Alfano si è barcamenato con il suo collega Lavrov, ottenendo un rilievo mediatico ben inferiore a quello riservato ai precedenti analoghi pellegrinaggi di Salvini e Di Battista (e della Le Pen, ricevuta persino da Putin).

    Al cospetto degli europeisti, privati della sponda americana che li aveva sinora puntellati, gli anti-europeisti, un misto di populisti di destra e di sinistra, si schierano apertamente con Mosca, in una inedita “quarta internazionale” che Putin sfacciatamente alleva. Uno sconvolgimento dei riflessi condizionati ai quali ci eravamo abbandonati per decenni.

    L’Italia si rende finalmente conto di dover recuperare una propria coscienza politica, estraendosi dal perenne dibattito pre-elettorale che ne mortifica l’identità e, di conseguenza, la visibilità esterna. Ne va della nostra appartenenza al gruppo di testa della nuova ‘Europa a due velocità’, destinata a riappropriarsi del proprio futuro. Del quale, assieme alla Francia e alla Germania, persino la Spagna a lungo estraniatasi dalla Storia, parrebbe volersi associare. Rinunciando alle rispettive loro antiche diverse sovranità. Con il concorso esterno ma pur sempre determinante del Regno Unito.

    Diversamente da altri, l’Italia non può perdere la loro ruota.