• Da che pulpito!

    Dopo la Germania, anche l’Olanda ha impedito l’accesso di Ministri turchi intenzionati a fare campagna elettorale per il prossimo referendum architettato per rendere sovrano assoluto il satrapo di Ankara. Ambedue le nazioni dell’Unione sono state investite dall’irata reazione dell’interessato, che non si perita di imputarle di rigurgiti di nazismo. Una situazione paradossale, rivelatrice di tante cose turche.

    Ben oltre l’indignazione per il pulpito dal quale proviene la predica, va rilevato che il diritto a fare campagna elettorale all’estero è precluso fra gli stessi paesi europei, tanto più all’immediata vigilia di consultazioni popolari che rischierebbero di esserne gravemente turbate. La legittimità del comportamento tedesco e olandese deriva poi dal fatto che, come sappiamo, in materia di giustizia e affari interni, le disposizioni nazionali prevalgono sulle eventuali indicazioni dell’Unione europea, trattandosi di questioni sottoposte ad un mero coordinamento intergovernativo. Bisogna inoltre mettere in conto il fatto che la stragrande maggioranza dei milioni di turchi (5 milioni in Germania) che vivono in Europa, musulmani a modo loro, sono ormai cittadini dei paesi che li hanno accolti. La loro doppia cittadinanza non dovrebbe poter giustificare lo sdoppiamento della loro lealtà civica, contrariamente a quel che, qualche tempo fa, lo stesso Erdogan ebbe a dire, sostenendo che ogni tentativo di loro integrazione andava considerato alla stregua di una violazione dei diritti umani!

    Ennesima dimostrazione di quanto la vagheggiata neo-ottomana Turchia abbia reciso i legami con il Consiglio d’Europa e con la NATO, oltre a continuare ad occupare metà di Cipro. Voltando lei le spalle sempre più platealmente alla domanda di adesione all’UE, in una deriva autoritaria che non possiamo continuare a considerare la conseguenza delle nostre prolungate riserve in proposito, stante la mancata corrispondenza di Ankara ai principi di Ataturk, oltre che nostri. Sull’altro fronte, Erdogan continua a pavoneggiarsi al Cremlino, ostentando una scelta di campo che lo rende tributario di impostazioni altrui, iraniane oltre che russe, in una regione della cui ricomposizione politica avrebbe invece voluto (e dovuto) costituire il perno strategico e diplomatico. Ne risulta l’ennesimo attivismo velleitario e sconclusionato, rispetto al quale l’Europa rimane interdetta.

    Le regole del sistema internazionale sembrano essere saltate. Un volume sullo stato del mondo appena uscito in America, a firma di Anne-Marie Slaughter, si intitola “La Scacchiera e la Rete”.  Ci troviamo piuttosto, direi, sempre più spesso confrontati a situazioni più affini al ‘poker’: le nostre democrazie giocano a carte scoperte, mentre le nostre controparti, senza dover nemmeno ‘bluffare’, le tengono nascoste.

    La nostra generosa disponibilità non può continuare a prescindere dai necessari corrispettivi. Oltre alla logica inerente a qualsiasi rapporto, ce lo chiedono ormai a gran voce i nostri stessi elettorati.