• Sovversione internazionale e internazionalismo europeo

    Stiamo a vedere, dicono i savi, e i rassegnati; anche se abbiamo già visto tutto quel che c’è da vedere. Il comportamento del nuovo Presidente americano non lascia alcun adito a dubbi. Incredibile ma vero: sta facendo proprio quanto aveva annunciato nelle sue iperboli elettorali!

    Invece che parte della soluzione dei problemi del mondo come, bene o male, è stata per un intero secolo, l’America di Trump è diventata parte del problema in un mondo tornato fuori di senno. I suoi segnali, estemporanei e sconnessi, stanno lacerando la trama dei rapporti internazionali.

    Con la Russia, non evoca che la comune lotta al terrorismo islamico, come se si trattasse della causa, e non invece della conseguenza, dei mali di quella regione. Piuttosto che sollecitare Putin a contribuire alla sua ricomposizione, propone ad Israele di sostenere un asse con gli sunniti contro l’Iran, che di Mosca e di Ankara è diventato l’alleato.

    La cosa che dovrebbe preoccuparci di più, da questa parte dell’Atlantico, è il suo disprezzo per ogni strumento multilaterale. Nel denigrare la NATO (“obsoleta”), l’Unione europea (“fallimentare”), gli accordi commerciali regionali (l’asiatico TTP e il transatlantico TTIP), l’occupante della Casa Bianca rinnega un secolo di politica estera americana, imperniata, da Wilson a Roosevelt, fino a Obama, sulla costruzione di un sistema di rapporti fra Stati di stampo liberale, collaborativo, multilaterale. Nel quale l’Unione europea è stata generata, e dal quale la propria sopravvivenza politica continua a dipendere

    Un sistema internazionale essenzialmente democratico al quale, nel secondo dopoguerra, un’Europa martoriata ed esausta si è affidata, in applicazione dello spirito e della lettera della Carta delle Nazioni Unite. Un esperimento esemplare che ha esercitato un’indubbia forza gravitazionale, contribuendo non poco alla caduta del Muro e ai successivi allargamenti. Che le circostanze solleciterebbero al cambio di passo preannunciato dalla Cancelliera Merkel e dall’Alto Rappresentante Mogherini per l’imminente commemorazione del sessantesimo dei Trattati di Roma.

    La forza di attrazione dell’Europa poggiava sul suo rapporto transatlantico, asimmetrico certo, ma equilibrato. Mostrare i muscoli non è nel DNA della nuova Europa, la sola a fidare dichiaratamente nella forza di un “multilateralismo efficace”. Nell’ostinata convinzione che oggigiorno, la potenza consista non più nell’uso della forza, ma nella capacità di fissare l’agenda, di influenzare il corso degli eventi, di aggregare partner parimenti motivati. Quelli che lo sbandierato ritorno, anche in America, a politiche di potenza lascerebbe ai margini della strada. Non rifugiandosi nella passiva neutralità alla Svizzera, che alcuni dalla dubbia sapienza continuano ad auspicare, bensì nella salvaguardia del patrimonio umanistico ed illuministico dell’umanità.

    Perché la ragione, alla quale l’Europa dei Trattati di Roma si ispirò, non soccomba alla ‘servitù volontaria’, l’istinto primario contro il quale l’umanista de La Boétie, sodale di Montaigne, ci ammoniva appunto cinque secoli fa.