• La Farnesina, perno o capro espiatorio?


    Nella faccenda kazaka è stato tirato in ballo anche il Ministero degli Esteri, sostenendosi che, se non altro per ‘responsabilità obiettiva’, non poteva non sapere. Il Ministro Bonino, del quale qualcuno ha sbrigativamente chiesto le dimissioni, ha oggi precisato, dal suo punto di vista, i termini della questione. Il cerino finisce comunque sempre fra le dita del Ministro degli Esteri, con il correlato quesito dell’ “a che servono questi diplomatici, oltre a distribuire e mangiare pasticcini?”.

    Proviamo a fare un passo indietro. Il tanto invocato ‘sistema paese’ vorrebbe che ogni sua componente si comportasse coerentemente, ogni Amministrazione in sintonia con le altre. Al MAE è affidato il compito istituzionale di coordinarne la proiezione esterna. La crescita esponenziale dei rapporti internazionali, accelerata dalla globalizzazione, ha però da tempo fatto sì che ogni Dicastero, ogni Ministro abbia contatti diretti con i suoi ‘pari grado’ all’estero, e ciò non soltanto nell’ambito integrato dell’Unione europea. Persino le Regioni rivendicano similmente una loro autonomia. Gli stessi antichi testi, che imporrebbero agli Ambasciatori di non agire che per il tramite dei Ministeri degli esteri, sono ormai palesemente anacronistici.

    Ovunque, la diplomazia non può certo più pretendere di monopolizzare la politica estera. Il compito di impostarla ed esprimerla, non soltanto nei sistemi presidenziali, si concentra sempre più sui capi di Governo. Che dovrebbero però riassumerla sulla base dei contributi delle varie Amministrazioni interessate. E, sempre più evidentemente, delle sollecitazioni dall’estero sulla base, appunto, delle informazioni, analisi, valutazioni, sollecitazioni raccolte e vagliate dal MAE. Un ruolo non indifferente, e sempre più essenziale per difendere e valorizzare gli specifici interessi nazionali. A maggior ragione quando si tratta (come nel caso dei marò) di salvare il salvabile. Impresa non facile di questi tempi,

    Quel che è peggio però è che, da noi, la politica interna si riversa nella politica estera, impossessandosene, confondendo idealismo e pragmatismo, nella presunzione che le sue regole siano passibili di improvvisazione. Lontani sono i tempi in cui, nell’indifferenza della classe politica ma negli argini tracciati dai piloti automatici dell’europeismo e dell’atlantismo, la nostra diplomazia ‘faceva’ politica estera. Oggi che bisogna ‘fare sistema’, il Ministero degli esteri conserva però il compito essenziale di fornire alimento alle decisioni nazionali, nel sondare, influenzare e riferire sugli orientamenti altrui. Altro che pasticcini!

     

    (Per inciso, l’espulsione dell’Ambasciatore kazako non farebbe che assestarci un altro colpo di zappa sui piedi e gettare altro sale sulle ferite dei nostri rapporti con un interlocutore forse difficile ma necessario. Più elegantemente, da ambo le parti si dovrebbe riconoscere che è diventato “persona non grata”, anche perché non sarebbe più in grado di esercitare convenientemente le sue funzioni.)