• Quando si è in guerra il buonismo porta a una fine ingloriosa

    Dinanzi a eventi tragici come il venerdì nero di Parigi  sarebbe consigliabile non perdere la testa, serrare le fila e mantenere la calma. E, soprattutto, evitare due opposte reazioni: quella di colpire nel mucchio con feroce determinazione un nemico sfuggente e nascosto nella ‘folla’ e quella di porgere l’altra guancia, come in sostanza, propongono i buonisti dei ‘diritti umani’ che non conoscono frontiere. Entrambe le risposte ci farebbero perdere un pezzo della nostra anima europea, col risultato di vanificare la ‘saggezza dell’Occidente’ di cui parlava Bertand Russell. In cosa consiste tale saggezza, sulla quale si regge, in definitiva,  la civiltà liberale? La risposta è semplice: nella distinzione ,che talora può essere anche opposizione, dei valori che orientano l’agire umano ovvero nella consapevolezza malinconica che la politica è diversa dall’etica, il diritto dall’economia, la religione dalla morale, l’arte della scienza etc…Forse il sintomo della crisi del nostro tempo  sta proprio nella perdita di tale distinzione che ancora nutriva le riflessioni dei nostri Maestri del Novecento, da Benedetto Croce a Norberto Bobbio. Quando si proclama che la politica deve essere, sempre e in ogni caso, il braccio armato del diritto, quando, per rincarare la dose, si riduce il diritto a  strumento, a sua volta, dell’etica, non si entra nel regno dell’Umanità, che sognava Kant nella Pace perpetua e che eliminerebbe la divisione belligena tra ‘noi’ e ‘loro’, ma si mettono a repentaglio tutti i valori che, come gli alberi della foresta ricordati nella metafora del filosofo tedesco, crescono rigogliosi solo nel loro rapporto dialettico e sovente conflittuale.

    Come si fa, quando si è attaccati da un nemico tanto invisibile quanto implacabile a reagire disarmando gli animi e le braccia e a sperare in una pace ottenuta con la non violenza, l’estensione dei diritti e delle garanzie della libertà e l’indefinita libertà di accesso e di accoglienza per le etnie culturali al cui interno si formano i gruppi fondamentalisti ? La comunità politica, lo Stato, è una nave che ha un carico di uomini e di risorse che il capitano (la  classe dirigente) ha il dovere inderogabile di proteggere: l’ordine e la sicurezza, insegnava Hobbes, sono i beni supremi che giustificano il potere politico e la coercizione delle leggi. Se viene segnalata a bordo la presenza di un terrorista, l’’imperativo politico’ del primum vivere indurrà il comandante a rinchiudere nella stiva i tipi sospetti in palese violazione del diritto che vieta la limitazione della libertà personale senza prove sicure e  sentenza di tribunale. Nei casi estremi, il linguaggio ‘guerrafondaio’(come lo ha definito Edgar Morin) di François Hollande non è giustificato:è doveroso! E, del resto, quando da più parti dello schieramento politico si chiede più intelligence ,dietro il pudore del linguaggio , cosa si nasconde se non il rafforzamento dei servizi segreti, la raccolta di dati ottenuti con mezzi ‘discutibili’ e, persino, la licenza d’uccidere per l’ agente 007?

    Se si è in guerra, e qui i garantisti hanno ragione,  ci si deve rassegnare ai controlli, alla limitazione degli spazi liberi, a un’esistenza sempre più precaria (potevo essere io su quell’aereo, in quello stadio, in quel teatro etc…); tanto più se si vive in società  ormai multiculturali in cui la solidarietà verso il gruppo di appartenenza supera quella verso lo Stato di cui si è cittadini. Il multiculturalismo sarà pure una gran bella cosa ma non solo rende più precario il diritto, frammentandolo (v. i tribunali islamici riconosciuti in certi paesi europei) ma, in virtù delle sensibilità differenti, tipiche delle diverse etnie, fa avvertire con diversa intensità la distruzione di monumenti e di simboli che, per una cultura sono fattori d’identità, mentre per altre sono cose  che non le riguardano. Ci troviamo dinanzi a un classico dilemma tragico, in cui confliggono, da un lato, la libertà e i diritti degli individui, dall’altro, la sicurezza delle nazioni senza la quale quelle libertà e quei diritti sono’fumo in aere e in mare la schiuma’. Come se ne esce? Non lo so ma di una cosa sono certo: che l’ebetudine buonista di chi non avverte l’oggettiva difficoltà della situazione in cui si trova l’Europa o se la prende con le eterne forze oscure della reazione (o i soliti’mercanti d’armi’!) ci  prepara solo una fine ingloriosa e patetica.

    Da  Secolo XIX  17 novembre 2015