• Indagato a sua insaputa

    Temo che il capo della procura romana, Giuseppe Pignatone, si accorgerà presto che tentare di raddrizzare una roba stortignaccola distorcendola ulteriormente non porta a nulla di diritto.
    Accortosi della solare, arcinota e oramai antica evidenza, ovvero che un avviso di garanzia finisce con l’essere considerato un avviso di colpevolezza, danneggiando seriamente e troppo a lungo i destinatari, ha diramato un circolare, indicando ai procuratori alcuni sani principi: l’avviso di garanzia non può essere emesso in modo meccanico, senza pensarci, occorre che l’accusa abbia almeno un fondamento, quindi si proceda con prudenza, consapevoli dei danni alle vite altrui. Molto nobile, ma non porta da nessuna parte. Per due ragioni.
    La prima: sapere di essere indagato, per un cittadino, non è una bella cosa, ma gli consente di dotarsi di un avvocato e di avere cognizione di quando le indagini sono iniziate, sicché del termine entro il quale devono concludersi; se lo si tiene all’oscuro, in via teorica, si può indagarlo a vita. Vero che occhio non vede cuore non duole, ma vale per le corna, non per la procedura penale. La seconda: dopo la circolare Pignatone, ove dovessi ricevere un avviso di garanzia, non potrei più dire: hanno sbagliato indirizzo, non c’entro nulla, hanno solo proceduto a un atto dovuto. Perché mi si risponderà: col piffero, caro mio, hanno già indagato e hanno trovato elementi che ti inchiodano, in ottemperanza a quanto disposto dal loro capo.
    La pezza, insomma, non solo è più colorata, ma rischia d’essere più bucata del buco. E allora? Allora: a. si difende il diritto e s’impara, tutti, che “garanzia” vuol dire garanzia, non colpevolezza; b. si fa le persone serie e si colpisce veramente (perché si può e si deve) il procuratore dai cui uffici escono carte che finiscono ai giornali, perché la macchina dello sputtanamento funziona male, senza l’unità delle carriere di procuratori e giornalisti; c. si rispettano veramente i tempi previsti dalla procedura penale, sicché non è che nell’anno zero si aprono le indagini, a favore di telecamere, nell’anno tre si chiudono e nell’anno del mai si fa sapere se il Tizio è da rinviare o giudizio o meno; d. si celebrano i processi nei tempi previsti e civili, talché l’innocente possa rivalersi per le ingiustizie subite e il colpevole possa andare a scontare la pena; e. se il procuratore porta a processo troppa gente che si rivela innocente sarà pure sfortunato, ma è meglio che cambi mestiere; f. quello che derubrica il reato contestato nel corso del processo, in modo da incassare una prescrizione anziché un’assoluzione dell’accusato è anche peggio che sfortunato o incapace, essendo imbroglione.
    Sono sicuro che il dottor Pignatone abbia agito con competenza e a fin di bene, ma una roba così conciata non la si aggiusta, ma neanche solo rende sostenibile, con qualche botta qua o la. Quello dell’avviso di garanzia è un segnalatore di civiltà. E siccome il pubblico tende a essere colpevolista e giustizialista, perché lo spettacolo della colpevolezza è mille volte più avvincente (e autoassolvente) di quello dell’innocenza, se non si vuole cedere all’inciviltà si deve far funzionare la giustizia. Che fa pena.

    Davide Giacalone
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    @DavideGiac